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Messaggio della discussione su Ricostruzione dei fatti interessante
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Poirot  
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 Altre opzioni 13 Feb 2007, 22:40
Newsgroup: it.sport.calcio.juventus
Da: "Poirot" <andrea.usve...@libero.it>
Data: Tue, 13 Feb 2007 21:40:15 GMT
Locale: Mar 13 Feb 2007 22:40
Oggetto: Ricostruzione dei fatti interessante
Questa ricostruzione di farsopoli è stata postata su j1897.com. e, penso, si
potrà leggere su Magazine Bianconero.
Mi sembra piuttosto interessante per poterne discutere anche qui, anche se
piuttosto lunga.

"CALCIOPOLI o FARSOPOLI??? Una ricostruzione dei fatti
controcorrente..........

Questa è una ricostruzione della vicenda che, anziché attingere dalla
versione propinata in tutte le salse dagli organi di informazione di regime
(capitanati dalla Gazzetta dello Sport), prende forma da quello che è il
materiale che ha selezionato la nostra redazione.

Un materiale che non necessariamente è cartaceo ma che spesso è frutto di
confidenze, sfoghi, rivelazioni riservate di personaggi vicini a dirigenti
attuali e del passato; ma anche degli umori della gente, dei tifosi più
veri, quelli che hanno pagato con la moneta più pesante, e cioè la loro
passione.

Una continua ricerca di indizi, conferme, segnali, che ha caratterizzato a
volte anche in maniera ossessionante gli ultimi mesi della vita del nostro
staff.

Forse quella che abbiamo ricostruito non sarà la verità perfetta, ma gli si
avvicina. E' certamente più attendibile della menzogna perfetta con la quale
hanno esiliato la Juventus in serie B. Abbiamo provato a ricostruire la
vicenda perché ci siamo accorti che molti, moltissimi tifosi della Vecchia
Signora, che per vari motivi non hanno potuto accedere a tali informazioni,
hanno formato la loro opinione solo sulla base di un giornalismo becero ed
antijuventino.

PROLOGO - C'era una volta la FIAT... o meglio c'è la FIAT. Nel senso che
attualmente la nostra gloriosa industria automobilistica sta vivendo
nuovamente un periodo brillante, frutto di una decisa sterzata in termini di
politica commerciale e di management.

Questa rinascita sa quasi di miracolo perché fino a pochi mesi fa la FIAT
era una azienda talmente in crisi che si parlava chiaramente nella migliore
delle ipotesi di vendita se non addirittura di portare i libri in tribunale.

Le Banche, spinte dal governo Berlusconi, erano state costrette a sostenere
ancora una volta i conti del Lingotto con una operazione di finanziamento
particolare chiamata prestito convertendo; in pratica, giunto alla scadenza
nell'autunno del 2005 , questo prestito avrebbe, di fatto, consegnato la
FIAT nelle mani delle banche, estromettendo gli Agnelli, capitanati da John
Elkann e riducendoli a soci di minoranza.

Le stesse banche avrebbero poi provveduto a liquidare le attività rivenienti
attraverso uno bello spezzatino. Nello spezzatino, si noti bene, era
compresa anche la Juventus. Non direttamente, in quanto controllata da IFIL,
ma coinvolta comunque, in quanto, successivamente ad una ipotetica uscita di
scena degli Agnelli dalla Fiat, sarebbero stati messi a dura prova i
delicati equilibri che ancora oggi uniscono i vari rami della discendenza
per il controllo dell'Impero Fiat.

In vista di questa possibilità si paventa l'ipotesi che Giraudo, su preciso
input di Andrea Agnelli stesse organizzando una cordata per rilevare la
JUVENTUS, acquistando le quote di proprietà IFIL con la collaborazione
finanziaria di alcuni sponsor industriali e di non precisati finanziatori
inglesi. Ovviamente Andrea sarebbe stato il Presidente, Moggi il Direttore
Generale.

Allo studio c'era un faraonico piano industriale che probabilmente avrebbe
fatto della JUVENTUS la squadra numero uno al mondo per molti anni.

Questo era lo scenario. Ma ecco il colpo di scena. Gli Elkann sempre a
quanto riportato dai giornali dell'epoca, riescono a neutralizzare il golpe
orchestrato dalle banche attraverso una ardita operazione finanziaria,
chiamata Equity swap, che di fatto consentirà loro di mantenere il controllo
della FIAT. A questo punto partono i regolamenti di conti tra cui anche
quello sulla Juventus.

Ma non doveva finire così. I patti non erano questi. Quando alla fine del
1993 l'Avv. Gianni Agnelli accetto l'aiuto di Mediobanca e di Cuccia per
risollevare le sorti della FIAT, piombata in una delle crisi più gravi della
sua storia, dovette accettare un compromesso che pochi conoscono. Per far
fronte alla pesante situazione finanziaria dell'Azienda fu varato un maxi
aumento di capitale e fu imposto l'ingresso nel capitale di nuovi soci
"importanti" tra cui Deutsche Bank e Generali.

Ma non solo. Il vero prezzo che l'Avvocato dovette pagare fu la promessa di
non lasciare la Presidenza del gruppo al fratello Umberto, e quindi di
rimanere in sella insieme a Romiti. Questo passaggio di consegne era già
stato stabilito all'interno della famiglia, ma il veto imposto da Cuccia,
che non era mai stato in buoni rapporti con Umberto, costrinsero L'Avvocato
ed il Dottore a un compromesso che prevedeva per quest'ultimo "solamente" il
ponte di comando della IFIL, la società che di fatto è la cassaforte dell'Impero
FIAT.

A margine di questo accordo, che segnò una "svolta epocale" nei rapporti tra
i due fratelli, l'Avvocato accettò, come parziale risarcimento per Umberto,
che quest'ultimo prendesse anche le redini della Juventus, che a quel tempo
viveva il crepuscolo della gestione Bonipertiana. Di fatto i due fratelli
stabilirono che tutte le decisioni inerenti la gestione del giocattolo di
famiglia fossero prese in maniera indipendente dal Dottor Umberto.

Erano altri tempi. I due fratelli avevano una stoffa diversa dagli
avventurieri della finanza moderna. Bastava la parola per definire una
intesa. E cosi fu. Il primo passo del Dottore, come tutti sappiamo, fu
quello di trasformare la squadra che viveva ancora nel romanticismo
post-Platiniano, in una Azienda modello, dove ogni cosa fosse pianificata ed
organizzata per grandi obiettivi. Arrivano così Giraudo per l'area
amministrativa, Moggi per quella sportiva e Bettega alla vicepresidenza. Per
12 anni questa struttura rimane immutata e costituirà probabilmente il team
di dirigenti più preparati del calcio moderno.

Nelle migliori famiglie, è risaputo, ci possono essere diversità di vedute e
disaccordi. Anche Gianni e Umberto pur rispettandosi come fratellanza impone
ogni tanto erano in disaccordo. Gianni era affezionato al business dell'auto.
Umberto invece preferiva la diversificazione in altri settori. Morti i due
patriarchi le fazioni si sarebbero schierate nel modo seguente: da un lato I
fratelli Elkann, Montezemolo e i tutori Gabetti e Grande Stevens; dall'altra
gli Umbertiani con a capo Allegra ,vedova di Umberto con il figlio Andrea
Agnelli e ovviamente Giraudo che era uno dei manager più vicini ad Umberto.

In questo scenario verrà più volte segnalata dalle nostre fonti l'assoluta
antipatia di Montezemolo per Giraudo il quale pur con tutti i suoi difetti
caratteriali e il classico musone da piemontese era ed e' un manager con i
fiocchi, uno dei migliori della scuderia Agnelli. Anche Lapo Elkann più
volte aveva rivolto giudizi abbastanza pepati sulla Triade, accusandoli di
sorridere poco e inaugurando di fatto l'era della "SIMPATIA" che avrà poi in
Cobolli Gigli il più accanito sostenitore ed interprete.

LA GENESI DI CALCIOPOLI - Sventato il golpe delle Banche, il piano di Andrea
Agnelli e Giraudo va avanti lo stesso. Il titolo JUVENTUS in Borsa comincia
a salire senza motivazioni. Qualcuno rastrella le azioni sul mercato. La
transazione si dovrebbe, a questo punto, fare lo stesso ma con abiti
ovviamente un po' più ostili. Siamo a inizio 2006, la squadra è in testa al
campionato e senza rivali.

Nel corso di un Consiglio di Amministrazione quantomeno anomalo, Moggi e
Giraudo vengono confermati ma solo a parole. Giraudo presenta il suo mega
piano industriale che prevede ingenti investimenti. Gabetti lo stoppa subito
negando che ci saranno grossi investimenti da parte dell'azionista di
riferimento. E' il segnale che qualcosa si è rotto e che il pentolone bolle.
Nessuno si immagina però cosa sta per succedere.

I due dirigenti non possono essere allontanati cosi sui due piedi per due
motivi. Primo: sarebbe difficile da giustificare alla piazza e ai tifosi.
Secondo: i due andrebbero altrove a remare contro e per come sono bravi e
furbi sarebbe deleterio. Occorre qualcosa di traumatico in grado di
eliminarli definitivamente dalla scena, senza peraltro creare rimpianti nei
tifosi.

L'eliminazione dalla scena di Moggi e Giraudo però è da tempo l'obiettivo
anche di qualcun altro e non a Torino. A Milano infatti i dirigenti dell'Inter
sono da tempo convinti che le loro continue delusioni sportive non siano
solo frutto di errori di gestione, ma anche di probabili illeciti dei
dirigenti della Juventus.

Ne sono talmente convinti che arrivano addirittura a sbandierare in TV il
fatto che stanno preparando un dossier circostanziato sull'argomento. Si
scoprirà poi che Moratti, approfittando del rapporto privilegiato con i
vertici TELECOM e PIRELLI, da sempre sponsor e munifici azionisti della
squadra, ha incaricato alcuni personaggi che frequentano la sottile zona d'ombra
tra la TELECOM- PIRELLI e i servizi segreti di effettuare indagini illegali
sul mondo del calcio, arrivando persino a fatturare regolarmente le parcelle
a queste agenzie investigative.

Ad ogni buon conto che qualcosa a Milano sapessero lo si era capito in
realtà già a Marzo del 2006 quando in diretta TV Mancini "rivelo'" a Moggi
che presto avrebbe dovuto rispondere a qualcun altro in un Aula di
Tribunale. Altri addirittura riferiscono di dichiarazioni simili fatte nello
spogliatoio della Pinetina, dove agli stralunati giocatori Mancini e
Facchetti dicevano di stare tranquilli perché lo scudetto lo avrebbero vinto
loro e che qualcosa stava per accadere.

In questo torbido scenario la procura di Torino aveva archiviato un filone
di indagini a carico della Juventus contenente alcune intercettazioni
telefoniche che vengono ritenute non significative per la giustizia
ordinaria e addirittura scagionanti per quella sportiva.

Qualche nemico però, la Juventus lo aveva anche a Roma, nelle segrete stanze
del potere capitolino, lo stesso potere che aveva consentito nel 1999 l'accordo
tra le famose sette sorelle
(Juventus,Inter,Milan,Roma,Lazio,Parma,Fiorentina) le quali, tutte con
ambizioni da scudetto decisero, nel corso di una cena estiva a casa di
Carraro, di costituire un cartello e di nominare il famoso doppio
designatore arbitrale, nelle persone di Bergamo e Pairetto. L'accordo in
questione fu favorito anche dall'approvazione della famosa legge per la
contrattazione individuale dei diritti TV, ad opera del governo di centro
sinistra, il quale avallò senza battere ciglio un sistema che lo stesso
governo di centrosinista, otto anni dopo, sta cercando in tutti i modi di
cancellare, riportando nel calcio la contrattazione collettiva. L'equilibrio
che scaturì da quegli eventi, favoriti come si è visto da chi in quel
momento governava Coni e Federcalcio e dai loro referenti politici e
finanziari è stato mantenuto fino al maggio del 2006 quando, come si vede,
una triplice convergenza di interessi (più o meno palesi) ha determinato l'uscita
di scena da veri capri espiatori di Luciamo Moggi ed Antonio Giraudo, che a
quel sistema si erano per così dire adeguati, ma al quale anche le altre sei
sorelle costantemente si "abbeveravano".

Il primo segnale che qualcosa stava alterando gli equilibri del 1999 fu una
misteriosa interpellanza parlamentare effettuata dal senatore MALABARBA,
membro del Comitato di Controllo Parlamentare sui Servizi Segreti (CO.PA.CO)
in data 7 marzo 2006 atto 4-10255 seduta nr. 964 della XV legislatura.
Il senatore in questione, chiede spiegazioni in Parlamento circa l'origine
di alcuni bonifici di poche migliaia di lire che vengono rintracciati sui
conti di alcuni impiegati della FIGC.

L'indagine della magistratura sul mondo del calcio tuttavia aveva preso il
via già da qualche mese e non solo dalla procura di Torino. Indagavano varie
procure in tutta Italia. In particolare quella di Napoli imbeccata da Franco
Dal Cin, vecchio dirigente dell'Udinese, il quale riferisce ai PM di una
"combriccola romana" di cui farebbero parte parecchi arbitri tra cui De
Santis.

Vengono disposte centinaia di migliaia di intercettazioni telefoniche a
carico di vari personaggi tra cui Moggi e Giraudo. Le intercettazioni come
noto vengono eseguite utilizzando strutture e tecnologie della Telecom. A
questo punto interviene qualcuno o qualcosa.

L'attività di intercettazione probabilmente non da i frutti sperati; pur
tuttavia c'è bisogno di fare un lavoretto per alcuni amici che hanno chiesto
di incastrare alcune persone... Entrano in scena due personaggi particolari,
Arcangioli ed Auricchio, due vecchie conoscenze dei servizi segreti,
attualmente ufficiali dei carabinieri, addetti alle intercettazioni, e già
in passato accusati di aver manipolato alcune telefonate.

I due fanno un piccolo capolavoro. Confezionano due informative per la
procura di Napoli dove, insieme alla trascrizione di 40 telefonate (su
100.000 intercettazioni) degli accusati, costruiscono un castello di
deduzioni e teoremi che sembrano discorsi da bar sport. Difficile non
immaginare nella impaginazione di quelle informative la sapiente mano di
qualche giornalista sportivo oppure di qualche dirigente di squadre di
calcio.

Alcune dichiarazioni di persone accusate e di altre non coinvolte nel
procedimento fanno addirittura pensare che siano state filtrate solo le
telefonate "adatte allo scopo da raggiungere". Altre indiscrezioni parlano
mancati incroci tra telefonate fatte e ricevute dalle singole utenze.
Insomma qualcosa di anomalo sta accadendo. Parallelamente una manina fa
arrivare i testi di queste intercettazioni alla Gazzetta dello Sport.

EPILOGO - Siamo ormai a MAGGIO del 2006. La JUVE vince il suo 29mo scudetto
sul campo mentre sui giornali scoppia la bufera. Juve, Milan, Lazio,
Fiorentina ed altre squadre minori vengono accusate di aver creato un
sistema di condizionamento del sistema arbitrale mentre addirittura alcuni
protagonisti tra cui Moggi e Giraudo vengono accusati di "associazione a
delinquere finalizzata alla frode sportiva".

Il prode John Elkann rilascia una dichiarazione che per noi tifosi rimbomba
ancora sinistra: "Siamo vicini alla squadra e all'allenatore. Sono state
fatte cose riprovevoli. Ripartiremo dai giovani". Moggi a questo punto si
dimette e con lui è costretto a dimettersi anche Giraudo insieme a tutto il
CDA. E' curioso far notare che i giornali che più di tutti si accaniscono
contro la JUVENTUS e i suoi dirigenti sono proprio quelli della Scuderia RCS
in cui gli Agnelli sono soci e cioè LA GAZZETTA DELLO SPORT e IL CORRIERE
DELLA SERA, oppure addirittura proprietari come LA STAMPA.

E' iniziato il processo mediatico che verrà svolto sui giornali. E' un
processo che partirà non dall'accusa ma dalla sentenza: JUVE COLPEVOLE. In
verità leggendo le intercettazioni pubblicate non si evince lo straccio di
una prova di eventuali illeciti. Si percepisce piuttosto un mondo
sicuramente malato dove ognuno cerca di tirare l'acqua al proprio mulino
spesso senza riuscirci e soprattutto una generale atmosfera di goliardie e
di millanterie che fanno intravedere l'estrema confidenza che c'era tra
settori della Federcalcio, dirigenti di squadre di calcio e alcuni arbitri.
Ma nessun illecito.

A questo punto inizia l'estate più incredibile che si potesse immaginare. I
tempi purtroppo sono strettissimi. C'è di mezzo il Mondiale. Bisogna fare
presto. A capo della FIGC, ovviamente commissariata, viene chiamato un
personaggio che pochi conoscono ma che gli addetti ai lavori ricordano come
ex-consigliere di Amministrazione dell'Inter, Guido Rossi.

La sua chiamata a Commissario della Federcalcio avviene attraverso un atto
che non verrà mai reso pubblico perchè probabilmente le modalità con cui
viene eletto non gli consentirebbero alcune delle decisioni da lui prese
successivamente, rendendole illegittime, come ad esempio la riduzione dei
gradi di giudizio, la sostituzione dei giudici ed altre norme stabilite ad
hoc per la farsa che si andava organizzando.

Il personaggio è ingombrante, presuntuoso ed odia quanto basta la Juventus
per avallare fin da subito con i fatti le sentenze emesse dai giornali.
Innanzitutto si circonda di suoi fedelissimi tra cui Nicoletti, già braccio
destro di Moratti alla Saras. Successivamente riduce i gradi di giudizio del
processo sportivo da tre a due. Di fatto sostituisce la gran parte del
Collegio giudicante mettendo a capo dello stesso un vecchio giudice in
pensione di nome Ruperto.

Per accelerare la farsa e renderla "credibile" manda Nicoletti a Napoli
dove, facendo illecita pressione sui PM della procura, riesce a farsi
consegnare le informative dei Carabinieri sulle intercettazioni, che in
questa fase dovrebbero essere invece ancora materiale altamente riservato e
che invece sono già, in alcuni stralci, in mano a giornali e mass-media.
Infine "istruisce" i giudici affinché venga fatta giustizia in maniera dura,
esemplare e spietata.

"Dimentica" però di sostituire i giudici che pronunceranno le sentenze di
secondo grado che come vedremo saranno completamente capovolte, tranne che
per la Juventus. Negli stessi giorni, frattanto, Oriali e l'Inter
patteggiavano vergognosamente la condanna per la vicenda dei passaporti
falsi con il silenzio complice dei mass-media.

La Juventus e la sua proprietà in questa tempesta sembrano immobili.
Qualcuno ipotizza che nei primi giorni dello scandalo i vertici juventini
fossero stati rassicurati circa la permanenza della squadra in serie A,
circostanza che, come si vedrà, sarà completamente disattesa dagli atti
compiuti dal Commissario Guido Rossi. Dopo lo scioglimento del Consiglio di
Amministrazione la reggenza viene affidata a Carlo Sant'Albano che è l'A.D.
di Ifil. La dirigenza di fatto non esiste più. In questo scenario viene
nominato in qualità di legale difensore l'Avv. Cesare Zaccone.

Arrivati a questo punto però, di fatto, la fuga di notizie e l'attacco
frontale effettuato dai mass-media hanno reso la situazione irrecuperabile.
Tutta l'Italia calcistica, fomentata dal suddetto attacco mediatico, aveva
ormai a furor di popolo condannato le persone che ad onor del vero erano
ancora solamente indagati, sia per la giustizia sportiva che per quella
ordinaria. La Juventus in serie B era dunque il sogno proibito di milioni di
tifosi che si materializzava come per incanto. Finalmente anni ed anni di
frustrazioni venivano ripagate con una gogna fino a poche settimane prima
inimmaginabile.

Fonti attendibili riportano in questa fase di un patto tra Grande Stevens e
Guido Rossi, durante il quale quest'ultimo viene rassicurato che la Juventus
avrebbe accettato la serie B a condizione che anche le altre imputate
avessero avuto la stessa pena.

Questa circostanza è avvalorata dal fatto che alcuni dei campioni erano già
stati venduti prima delle sentenze sportive. Comunque sia, Guido Rossi
accetta l'accordo oppure finge di accettarlo, non lo sapremo mai. Ma, come
vedremo, le cose vanno diversamente da come erano state apparecchiate. Il
nuovo CDA viene insediato a fine giugno e sarà capitanato da tale Giovanni
Cobolli Gigli, un manager ricordato soprattutto per le sue imprese da
liquidatore di altri asset di casa Agnelli. In quei giorni serviva qualcuno
che mettesse la faccia come Presidente del periodo più brutto della storia
della Juventus. E da informazioni assunte al riguardo pare che nessuno
volesse approfittare dell'ingrato compito. Alla fine si tratterà quindi di
una soluzione di estremo ripiego.

Nei prossimi anni Cobolli Gigli sarà ricordato soprattutto per le sue
memorabili dichiarazioni che inducono l'interlocutore a sospettare che
sappia veramente poco di calcio e che sia capitato per caso sulla scena del
delitto.

Il processo invece, istruito da Francesco Saverio Borrelli ex magistrato di
Mani Pulite, sarà ricordato nei secoli come una Farsa senza uguali, e si
svolgerà in pochi giorni calpestando le più elementari regole di garanzia
per gli imputati, a cominciare dal diritto alla difesa. Molti magistrati e
giudici hanno dichiarato successivamente che si è trattato di un vero e
proprio "aborto giuridico". Il Procuratore Palazzi, imbeccato da Borrelli,
chiede pene durissime per tutti, ed in particolare per la Juventus, per la
quale si parla di retrocessione in C1.

Zaccone, nel corso del brevissimo e farsesco dibattimento, incalzato da
Ruperto, dichiara maldestramente che la pena congrua sarebbe stata la B con
penalizzazione, cosa che prontamente viene fatta mettere a verbale. La
dichiarazione di Zaccone, che suscita stupore e indignazione nei tifosi è
figlia diretta degli accordi Rossi-Grande Stevens ed è pronunciata proprio
per cercare di rimanere ancorato al carro delle altre imputate per le quali
era stata chiesta la B con penalizzazione.

La molle difesa di Zaccone verrà strumentalizzata dai giornali di regime
come una ammissione di colpevolezza; e ci andranno a nozze con titoli a
tutta pagina. La sentenza di primo grado è delirante nel suo dispositivo in
quanto somma episodi di slealtà (art.1) facendoli diventare illeciti
conclamati e reiterati (art.6) e inventando di sana pianta il termine "
illecito strutturale". Addirittura devastante la pena comminata che consiste
in una serie B con trenta punti di penalizzazione, la revoca di due scudetti
ed altre sanzioni accessorie. Cobolli Gigli appare indignato. Nell'ombra
probabilmente qualcuno invece è soddisfatto della piega degli eventi.

Intanto in Germania la nostra nazionale diventa Campione del Mondo in una
finale con la Francia addirittura surreale. In campo ci sono otto giocatori
attualmente della Juventus più cinque che vi hanno militato recentemente. In
panchina e nello staff tecnico altri quattro juventini di lungo corso tra
cui Marcello Lippi. Totale 17 protagonisti che hanno DNA juventino.

La Juventus di Moggi ha la sua apoteosi nella vittoria del Mondiale, quando
il suo Direttore è ormai già fuori dal Calcio. Purtroppo la Juventus che
Luciano Moggi aveva allestito verrà smembrata dal Liquidatore Cobolli, il
quale ha l'incarico di procedere alla riduzione dei costi a prescindere dal
campionato in cui si giocherà e questo perché come aveva dichiarato John
Elkann si sarebbe puntato sui giovani.

Ecco quindi che ben otto giocatori vengono venduti in un crescendo
rossiniano di menzogne e inganni che culminano con la cessione all'Inter di
due giocatori come Ibrahimovic e Vieira.

La sentenza di secondo grado, emessa da un tribunale espressione diretta
dell'ex presidente Carraro, e quindi organico al vecchio sistema, ribalta la
sentenza di primo grado, attenuando notevolmente le pene di Milan,
Fiorentina e Lazio, alle quali viene restituita la serie A con
penalizzazione. Incredibilmente il Milan ritrova anche la partecipazione
alla Champions League. La Juventus invece rimane relegata in serie B con 17
punti di penalizzazione.

Anche in questo caso leggendo il dispositivo della sentenza si apprende
stranamente che "è possibile alterare la classifica senza alterare i
risultati delle partite". Cosa e' successo? Semplicemente è accaduto che la
Juventus è stata punita nuovamente dal Tribunale di secondo grado,
espressione diretta di Carraro e Berlusconi, proprio per aver fin da subito
effettuato la scelta collaborazionista con il nuovo sistema guidato dall'Inter
e dalla Roma. Insomma come si suol dire "cornuti e mazziati". E' chiaro che
ormai l'accordo Grande Stevens - Rossi è definitivamente saltato.

Nel frattempo gli "onesti" di Moratti grazie alla compiacenza del loro ultrà
Guido Rossi si vedono assegnare uno scudetto, quello 2005-2006 che non è mai
stato oggetto di indagine e che la Juventus ha vinto sul campo con il
siderale distacco di 15 punti. Gli Elkann capiscono che sono stati gabbati.
In giro l'umore dei tifosi e soprattutto degli azionisti di minoranza che
nel frattempo si sono riuniti in diversi Comitati, è assolutamente nero e
con insistenza questi ultimi premono sulla proprietà affichè reagisca a
questo scempio.

John Elkann, mosso dall'orgoglio, ordina a Cobolli di fare la voce grossa
nel corso della Conciliazione che non avrà ovviamente esito positivo.
Infine, decide di preparare un ricorso al Tar del Lazio che definire un
capolavoro giuridico è riduttivo. Preciso, circostanziato, e soprattutto
nelle cifre, spietato. E' deciso, si andrà al Tar.

Qualcuno a Roma comincia a spaventarsi e a credere che davvero i due
fratellini possano andare fino in fondo. Sarebbe una circostanza senza
precedenti per il calcio italiano; in caso di accoglimento del ricorso,
molto probabile a giudicare dalle dichiarazioni di illustri avvocati
amministrativisti, i campionati dovranno essere sospesi e i processi
rifatti. Il governo ed il primo ministro in persona si muovono direttamente
con Montezemolo e lo pregano di mettere freno alla situazione. Non si vuole
il caos, il ritardo dei calendari, il malumore delle piazze coinvolte, la
delusione della stragrande maggioranza degli italiani convinti che tutto il
male sia la Juventus. Ed il primo ministro ha buon gioco nel convincerlo. Sa
che lui non può mettersi contro l'establishment perché lui, e ciò che
rappresenta, sono parti importanti dello stesso. Siamo a fine agosto.

A Torino si svolge un vertice tra Montezemolo, J, Elkann e Gabetti. I due
anziani convincono il giovane di famiglia a deporre le armi. Questo è quello
che dicono: "Sappiamo che siamo stati sottoposti ad un giudizio di piazza
senza garanzie, però ormai la gente si è formata un opinione e noi non la
possiamo cambiare. Pensa a cosa avrebbe fatto tuo nonno in questo caso, non
si sarebbe mai mischiato ai vari Gaucci e Preziosi ma avrebbe bevuto fino in
fondo l'amaro calice, in osservanza alla sua storia, alla fedeltà all'ordine
costituito, a tutto ciò che la Fiat è stata ed ha rappresentato e vuole
ancora rappresentare. Anche da un punto di vista economico, dopo le
cessioni, la riduzione del monte ingaggi, la conferma degli sponsor, la
rinuncia alla Champions League non c'è grande differenza tra i due scenari.
Perciò, per le responsabilità che abbiamo e per le aziende che
rappresentiamo dobbiamo ingoiare il boccone e scendere a patti con le
autorità sportive". Il giorno stesso viene istruito di conseguenza il povero
Cobolli Gigli.

E' il 31 agosto del 2006. La Juventus, la sua centenaria storia di successi
e la passione dei suoi tifosi vengono calpestati senza pietà, in cambio
della riduzione di qualche punto della penalizzazione in serie B, che sarà
sancita nel successivo Arbitrato, e probabilmente, di un provvedimento sulla
rottamazione auto nella finanziaria 2006.

Gli stessi giocatori e l'allenatore Deschamps rimangono sbigottiti dal
comportamento del CDA che in un Consiglio di durata biblica, stabilisce la
definitiva rinuncia al TAR. E' un dato di fatto questo che fa giudicare
altamente attendibile la circostanza che i giocatori e il tecnico erano
stati rassicurati del fatto che si sarebbero percorse, purtroppo
tardivamente, tutte le strade per cercare di riottenere la serie A.

Lo strappo del 31 agosto tra squadra e società è una ferita che ancora oggi
nelle dichiarazioni dei giocatori si percepisce quanto sia stata dolorosa,
soprattutto per quelli che avevano accettato di rimanere a Torino. A questo
punto non si può più tornare indietro. La squadra è costretta a subire la
gogna dei campi della serie B. I tifosi invece saranno costretti da Cobolli
Gigli a subire le farneticanti dichiarazioni imposte dall'operazione
SIMPATIA.

Saranno condannati a subire le ironie di chi fino a pochi mesi fa "quando
incontrava i nostri giocatori sul campo se la faceva sotto" come disse
Camoranesi in una recente intervista; saranno umiliati dalla lettura
quotidiana dei deliranti articoli di giornalisti prezzolati e antijuventini
che continuano a seminare veleni senza ricevere mai lo straccio di una
querela.

E' tutto finito? Quanti e quali capitoli potranno essere ancora scritti su
questa dolorosa vicenda? La sensazione che si percepisce tra le stesse fonti
che ci hanno permesso di elaborare questa ricostruzione è che ancora
qualcosa bolle in pentola. Qualcuno, nel frattempo, aspetta sulla sponda del
fiume."

Poirot


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