Confido di interpretare i sentimenti di tanti altri sostenitori della
Juventus se dico che la mia difesa di Luciano Moggi prescinde in
grandissima parte dal mio essere un tifoso bianconero. Così come, a
maggior ragione, la mia difesa del dignitoso Antonio Giraudo (ha
scritto di lui un suo storico "avversario" come Gianni Mura: "Sparito.
Non una parola. Silenzio totale. Lacrime di rimpianto no,
riconoscimento di ferma condotta sì: voto 7"), probabilmente il
miglior manager che il calcio italiano abbia mai avuto, capace di
conciliare successi sportivi e bilanci in regola - quei bilanci di cui
ora si assumeranno il merito Cobolli, Blanc, ecc. - e presente solo in
una manciata di intercettazioni pressoché senza importanza (tant'è
vero che ad oggi non si è ancora capito cosa abbia fatto di male per
meritarsi addirittura cinque anni di squalifica con proposta di
radazione quando invece Galliani, Lotito, Foti e Della Valle sono
sempre saldamente al loro posto).
No, la difesa di Giraudo e Moggi - il quale non è certamente uno
stinco di santo (basti pensare ai suoi poco limpidi trascorsi
soprattutto al Torino e al Napoli maradoniano) ma vorrei sapere chi lo
è nel mondo del calcio - non ha che vedere con le mie simpatie
calcistiche. La difesa di Giraudo e Moggi è, a mio modo di vedere, un
elementare fatto di civiltà. Qualsiasi persona civile dovrebbe
ribellarsi all'idea che esistano i capri espiatori, specie se sono
innocenti o (come nel caso di Moggi) molto meno colpevoli di chi
invece si impanca a onesto e a moralizzatore. Così come è un fatto di
civiltà l'opporsi alla totale falsificazione dei fatti (e dunque della
storia) che la vicenda Calciopoli ha prodotto. Lo so che adesso non
c'è più nulla da fare e che i "vincitori" hanno ormai alterato la
storia a proprio piacimento, per cui il 99% della gente - grazie alla
manipolazione mediatica e avendo rinunziato a far funzionare il
proprio cervello - penserà di qui alla fine dei suoi giorni che un ex
capostazione con la terza media era, da solo, più potente della
Telecom, di Mediaset, della politica romana e via dicendo. E' vero,
stiamo parlando "solo" di calcio e in Italia ci sono problemi ben più
importanti. Ma non sono io a fare di una non notizia come
l'inevitabile rinvio a giudizio di Luciano Moggi e di altri sette
membri della Gea una notizia di prima pagina. E' il sito del Corriere
della Sera, uno dei panzer della disinformazione antimoggiana nel cui
cda non a caso siede gente legata a triplo filo con Fiat e Telecom
Italia. Tra l'altro sono pronto a scommettere qualsiasi cifra che
Moggi e gli altri sette ex Gea saranno tutti quanti assolti visto che
non hanno fatto nulla di male, visto che le accuse nei loro confronti
fanno ridere i polli e visto che la giustizia ordinaria dovrebbe
essere un po' più seria della grottesca giustizia sportiva stravolta
dal sicario Guido Rossi.
Il caso Moggi è anche una riprova delle dimensioni parossistiche,
assolutamente sproporzionate e folli che ha assunto in Italia il
fenomeno calcistico. Se anche Moggi avesse compiuto le malefatte
attribuitegli dalla pseudogiustizia sportiva (e non le ha compiute)
saremmo di fronte a un caso di semplice slealtà sportiva. E invece
Moggi viene emarginato e schizzato nemmeno fosse un pluriomicida.
Moggi è tenuto grosso modo nella stessa considerazione in cui, in
Italia, sono tenuti i pedofili (anch'essi terminali della violenza
latente e della frustrazione collettiva ma indubbiamente responsabili
di azioni un tantino più gravi di quelle imputate a Moggi). Riflettete
bene su quanto sto per dirvi, perché è paradossale (ed è una
significativa cartina di tornasole per comprendere quale sia il
livello cerebrale di tante persone): in molti luoghi del nostro paese
c'è di sicuro un sacco di gente che ha tra i suoi miti Fidel Castro
(cioè uno che è responsabile della morte di non so quanti esseri
umani, delle persecuzione di oppositori politici, intellettuali,
omosessuali, ecc.) e che se incontrasse Moggi per strada lo
prenderebbe a botte. Se solo fossi un poco più furbo avrei dovuto
mandare al diavolo il calcio italiano e tutto ciò che gli gira attorno
già da un pezzo. Purtroppo non sono (ancora) così furbo e resto sempre
troppo innamorato del gioco del pallone. Però ci sto lavorando su, ve
lo garantisco.
Ma poi, se Luciano Moggi è il mostro cattivo quali sarebbero i buoni?
E' un buono il finto garantista Paolo Liguori, uno per il quale il
tifo conta più della dignità e dell'onestà intellettuale, tanto da
indurlo, dopo avere fatto (talora a ragione) il difensore a oltranza
di Craxi e Citaristi, a condannare i detestati Moggi e Giraudo in
mancanza di qualsiasi prova e ancor prima che si svolgessero i
processi sportivi poi rivelatasi un'immonda farsa? I buoni sarebbero
Riccardo Luna, Carlo Verdelli, Alessandro Vocalelli o Paolo Mieli?
Gente capace di pubblicare le intercettazioni di telefonate private -
senza nessunissima relazione con le indagini - in cui Moggi parla male
con Giraudo dei figli di Bettega o in cui Moggi Jr si vanta di avere
fatto la corte a Ilaria D'Amico? Cinici che pur di vendere qualche
copia in più dei loro giornali non si preoccupano (restando impuniti,
loro che in misura diversa sono i veri potenti) di violare la privacy
della gente e di rovinarne la vita? Roba che se pubblicassero le
intercettazioni delle mie, di telefonate, io non avrei più una vita
sociale, dovrei andare a nascondermi, mi farei terra bruciata attorno,
altro che Moggi e Giraudo! Sono questi i buoni? Buono sarebbe Luca
Cordero di Montezemolo (la ricordo bene la Juve da lui presieduta nei
primissimi anni '90, forse la Juve peggiore e più sconclusionata di
sempre, incapace persino di qualificarsi per la coppa Uefa), uno che
vive in funzione del potere e che ha appena preso apertamente le
difese di quell'altro bel tomo di Marco Tronchetti Provera dopo che
quest'estate non ha speso una sillaba che sia una in favore della Juve
e dei suoi ex dirigenti?
Sono questi i personaggi da contrapporre a Luciano Moggi? Ma a questo
punto io dico che è meglio Moggi, se non altro perché - di tutti
quelli che ho citato - è sicuramente l'uomo più indifeso data la sua
scarsa istruzione e le sue umili origini. E difatti, essendo egli il
più indifeso e il più esposto (anche a causa delle sue ingenuità da
parvenu), è stato scelto come agnello sacrificale sul quale far
sfogare l'ira repressa del belluino popolo italico.
RB