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Messaggio della discussione su Richard Bandler ed automotivazione/timidezza
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gnihton  
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 Altre opzioni 20 Gen 2007, 15:14
Newsgroup: it.discussioni.psicologia
Da: "gnihton" <gnih...@gnihton.it>
Data: Sat, 20 Jan 2007 15:14:56 +0100
Locale: Sab 20 Gen 2007 15:14
Oggetto: Re: Richard Bandler ed automotivazione/timidezza

winni wrote:
> Salve a tutti,
> qualche giorno fa ho visionato un video di Richard Bandler in cui il
> panciuto inventore della pnl esegui una sessione di terapia su un
> soggetto che ha problemi a relazionarsi con l'altro sesso...a parte
> la simpatia ed il carisma comico del dott Banner/Bandler cui da un
> momento all'altro pare scoppi la camicia :-) non mi sembra presenti
> nulla di nuovo rispetto alle tradizionali terapie di gruppo.
> Se il mio inglese non è fallace, visto che il video è in tale lingua,
> egli fa sostituire e visualizzare al paziente una "immagine" positiva
> di sè rispetto a quello che "vede" nella sua mente in una situazione
> negativa....il paziente ritorna qualche giorno dopo e riferisce che
> in disco a cuccato.

Richard Bandler è un personaggio, anche io l'ho visto, ma non quel video di
cui parli. Non c'è per caso, di quel video, qualcosa su internet ? Sarei
curioso...

> Leggi :
> se Richi Cunningum ti dice "Và e buttati nella mischia!" tu ci pensi 2
> volte, ma se te lo dice Fonzie tu esegui all'istante

Oppure: "dammi un bacio, pupa"
:-)

Un libro interessante è sempre di Bandler e Frinder, Frogs into Princes.

> 3)Leggo che Bandler abbia avuto seri problemi di dipendenza da
> droghe...ma come?Predichi bene e razzoli male?:-)

Non sapevo, ma non è che mi sorprende. Questo vale anche per ogni
psicoterapeuta. Un conto è la capacità di aiutare, un'altra quella di
aiutarsi, dove spesso non si riesce ad avere la stessa equidistanza che pur
si è ben capaci di avere quando si tratta di ALTRI. E' una tecnica, e può
essere difficile applicarla a sé stessi. Altrimenti ogni psicoterapeuta "si
curerebbe" sempre da solo. Cosa che non è.
E vale anche al di fuori del campo psicologico.
Ricordo il caso di un chirurgo, bravissimo, ma che non operava mai suoi
parenti stretti con cui aveva profondi legami affettivi.

> 4)Quanto è forte un "ancoraggio" o uno stato lieve di autoipnosi
> rispetto ad un emozione "forte", come puo' essere per un timido
> approcciare una donna o parlare in pubblico semplicemente
> "visualizzandosi" come superman:-)?

Un ancoraggio non è sempre forte uguale. E in generale qualsiasi stato di
coscienza. Alcuni esempi semplici - che mi sono capitati e su cui ho
riflettuto.

Sono a tavola, le persone con me stanno parlando ed è pure accesa la tv.
Ad un certo punto mi viene alla mente un problema per me importante, che mi
colpisce emotivamente, e incomincio a pensare. Sarà passata mezz'ora e DOPO
mi sono accorto che NON HO SENTITO NULLA di quello che loro hanno detto e di
ciò che è apparso sul televisore.
Ero completamente in uno stato diverso. Sicuramente ho sentito quello che
dicevano e il programma televisivo, ma tutto il materiale non ha occupato la
mia parte conscia. Io ero completamente da un'altra parte. Ero incosciente
di ciò che accadeva e la mia mente era completamente localizzata sui miei
pensieri.

La sera dopo, colpito dalla cosa, faccio un esperimento. Sono di nuovo a
tavola con altre persone e c'è la tv, e cerco VOLONTARIAMENTE di pensare a
delle mie cose in modo da diventare incosciente di quello che accade. NIENTE
da fare. Non riesco a NON sentire quello che dicono e quello che avviene
alla tv.

Questo esempio è importante perché, tra l'altro, richiama anche una
operazione che faceva Milton Erickson quando cercava di aiutare i malati
terminali di tumore. Lui faceva focalizzare la loro mente su qualcosa di
diverso dal loro dolore, e li ancorava, e cercava di farli stare in quello
stato il più possibile. Uno stato in cui erano "in dimenticanza" del dolore
cosi' come io a tavola ero "in dimenticanza" di ciò che avveniva attorno a
me. E li concentrava su qualcosa d'altro.

L'ancoraggio fa questo. Bandler, nel dare sicurezza al ragazzo, non solo
deve farlo entrare nello stato in cui "si crede superman", ma deve riuscire
ad ancorarlo in modo tale che questo sia abbastanza forte. Riuscirci DA SOLI
è cosa ardua, proprio come mettersi a tavola e coscientemente dimenticare
l'ambiente circostante localizzando il pensiero su qualcosa d'altro. Il
problema è far nascere quel nuovo stato che assorbe la mente.
Prova a fare l'esperimento della tavola di cui parlavo e cogli subito la
difficoltà di entrarci volontariamente. L'ancoraggio dovrebbe permettere
questo.

E' un fenomeno psicologico antichissimo. Se ne fa tanto uso anche nello Yoga
o nello Zen. Non ricordo dove c'era il lottatore di sumo che andava dal
Maestro chiedendogli di aiutarlo a superare le sue paure e vincere. Il
Maestro gli dice di passare tutta la notte, senza distogliere il pensiero un
attimo, pensandosi come le onde del mare che si abbattono sulla spiaggia.
Qui il tempo e la concentrazione sarebbero ciò che facilita il successivo
raggiungimento dello stato.

Il problema è farlo da soli. Quello che a me sembra di aver capito della PNL
(che è poi un approfondimento dei fenomeni che Erickson era capace di
creare) è che si tratta di una tecnica per fare accedere a determinati
stati, e che si avvale del linguaggio nel senso che senza dubbio le parole
sono cariche di portati emotivi in grado - probabilmente - di agire su
determinate aree del cervello e creare determiati stati. Già è difficile che
un altro riesca a "manipolare" in questo modo i nostri stati, figurarsi
APPLICARE da soli tutto quanto su sé stessi.

Il che non vuol dire che non valga la pena fare questi sforzi. In effetti,
ad esempio, la nostra mente sembra non sia in grado di distinguere bene fra
immaginazione e realtà. In mancanza di un aiuto esterno che ci ancori, un
metodo di qualche efficacia POTREBBE essere quello di immaginarci una
determinata situazione e farlo il più possibile. Ad esempio, per la
timidezza con le ragazze, immaginarsi (o ricordarsi) una situazione in cui
eravamo a nostro agio, parlavamo facilmente, eravamo sicuri di noi stessi.
Facendo questa immaginazione molto molto a lungo, più a lungo di quanto
siano invece state le nostre esperienze negative, è possibile che la nostra
mente incominci a considerare lo stato confidente come lo stato normale
nella interezione con gli altri.

Se questo è accompagnato anche da una effettiva desensibilizzazione alle
nostre paure puo' essere molto efficace. Infatti, metti caso che parlare con
le donne ti causi nervosismo e senso di paura. Se tu ti imponi di uscire
tutti i giorni e metterti a parlare con almeno 40 donne, non curandoti degli
esiti delle interezioni e senza secondi fini,  dopo qualche mese di questo
esercizio ti assicuro che qualsiasi paura o nervosismo davanti a una ragazza
è scomparso o irrilevante. La sovraesposizione a uno stimolo porta a ciò
inevitabilmente.

A questo punto, dopo che si è superata questa emotività, magari è anche più
facile richiamare altri stati particolari di confidenza e di sicurezza, e
finalmente dire "dammi un bacio, pupa", come lo farebbe Fonzie, e non Ricky
Cunningam.

Il fatto è che - senza un Bandler o un Erickson che ci ipnotizzino :-) -
passare da Ricky a Fonzie è un processo graduale. Devi a priori accettare di
incominciare a dirlo palesando il fatto che sei Ricky e prendendoti i
rifiuti. Poi, man mano che ormai ci sei abituato (anche al rifiuto) e non
sei più coinvolto emotivamente, grazie anche a una fattiva "immaginazione",
puoi incominciare sempre più ad essere Fonzie. E poi piano piano alla fine
sei Fonzie, non più Ricky.

E' impegnativo, laborioso. Se si vuole si può farlo.
Come in altro newsgroup avevo detto, feci qualcosa di simile per
desensibilizzarmi agli esami universitari. Avevo una paura ANORMALE degli
esami, pur essendo un ottimo studente.
Invece delle benziodiazepine provai un altro modo. Incollo quello che avevo
scritto:

Da giovane gli esami all'università mi creavano un'ansia terribile.
Riccorrevo anche a benzodiazepine prima di andarci, ma poi incominciai
un'altra strategia, su consiglio.
Andrai a fare qualche esame di cui NON AVEVO STUDIATO NIENTE.
Bocciatura sicura. Si va là, e si SA GIA' che non si sarà capaci di
rispondere.
E l'ho fatto.
Sai una cosa ?
L'ansia nell' andare a fare un esame di cui sei sicuro al 100 per cento che
ti manderanno via, SCOMPARE.

L'ansia è proprio collegata a un esito INCERTO  e a cui TIENI.
Se togli l'incerto, togli anche il fatto che ci tieni.
E l'ansia scompare.

Quindi, se qualcuno mi chiedesse come diventare Fonzie con le ragazze, gli
direi:
- fa esercizi di immaginazione riguardo all'essere Fonzie;
- poi va a parlare a un numero spaventoso di ragazze, accettando a priori
tutti i risultati negativi.

In mancanza di un Bandler o di un Erickson a nostra disposizione è il metodo
più efficace.
Qualcosa di simile a quello che il maestro Zen aveva detto di fare al
lottatore di Sumo.


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