...ma,toh che combinazione,e' un trattamento con piccole scariche elettriche sul nervo vago:vorrei ricordare vari post precedenti,in cui confermavo il successo (anche se non su depressioni gravi,non me lo posso permettere,non essendo medico...)su stati di malessere psichico non ancora a livelli di depressione.Ebbene:il trattamento in oggetto e' fattom proprio sul nervo vago,che coincide,come percorso,ai vari punti "energwetici" segnalati dai vari manuali di agopuntura,agopressione e shiatsu! Naturalmente,con questa nuova appropriazione della medicina "ufficiale" su quella alternativa,verra' riaffermato il divieto per i non medici(o medici scalzi,per esempio i contadini cinesi),di applicare trattamenti di agopressione o shiatsu;mentre mi sembrava piu' logico vietare solo l'agopuntura,che, adifferenza di agopressione e shiatsu,se fatta da uno senza esperienza dei punti,puo' fare del danno...
Comunque,quello che conta e' il miglioramento dei pazienti colpiti da gravi depressioni.
Altri pazienti già trattati all'Istituto Besta di Milano Impiantato pacemaker antidepressione Anche alle Molinette di Torino sperimentata la stimolazione del nervo vago contro il «mal di vivere» resistente ai farmaci .
TORINO - Impiantato all'sopedale Le Molinette di Torino un pacekaer anti-depressione. Tecnicamente si tratta dell'inserimento di un impianto di stimolazione del nervo vago (Vns, da vagal Nerve Stimulation) contro la depressione resistente alle cure farmacologiche. A livello del collo viene posizionato un elettrodo intorno al nervo vago, connesso con uno stimolatore di piccole dimensioni collocato nel petto. Il trattamento è autorizzato dall'Unione Europea e, come metodica, era già stato approvato negli Stati Uniti dalla Food and Drug Administration nel luglio 2005. A eseguirlo sonono stati gli psichiatri Filippo Bogetto e Giuseppe Maina e i neurochirurghi Alessandro Ducati e Michele Lanotte, che hanno avviato un progetto congiunto di trattamento della depressione maggiore grave con la terapia chirurgica Vns. La prima operazione è stata effettuata a marzo e i risultati dai medici vengono giudicati soddisfacenti. L'intervento non è per tutti: la selezione dei pazienti è motlo severa. Vengono scelte unicamente persone affette da depressione grave e refrattaria ad altre terapie. Il trattamento è generalmente ben tollerato. Gli effetti collaterali post-operatori più diffusi sono lieve raucedine e tosse, ma si tratta di disturbi transitori. Il paziente non corre il rischio di overdose da superstimolazione. ■ Lo schema della stimolazione del nervo vago PAZIENTI ANZIANI - «Il pacemaker antidepressione è già stato utilizzato in Italia, negli ultimi 5 anni, su circa una ventina di pazienti e non è un trattamento adatto a soggetti giovani», precisa il neurologo Orso Bugiani, dell'Istituto neurologico Besta di Milano, che mette in guardia dai facili entusiasmi: «Non è la panacea o la soluzione al problema della depressione farmacoresistente bensì rappresenta la possibilità di migliorare lo stato depressivo in una piccola percentuale di pazienti, il che non è comunque poco». «Questo tipo di intervento: è infatti indicato soprattutto per pazienti anziani, oltre i 65 anni, nei quali la depressione dura da anni. È infatti necessario molto tempo per poter stabilire con certezza che una forma depressiva è farmacoresistente e una simile diagnosi in un paziente giovane e malato da un tempo relativamente breve sarebbe, ovviamente, a rischio di errori». Quanto ai risultati: «Nei pazienti che ho potuto osservare, tutti con un'età superiore ai 60 anni - ha affermato Bugiani - i risultati sono molto buoni e si è registrato un miglioramento importante dello stato depressivo». Anche a livello europeo, ha ricordato, «si tratta di una tecnica molto studiata e si è appena concluso uno studio su 80 pazienti di diverse età ai quali è stato impiantato il pacemaker. L'obiettivo dello studio, i cui risultati non sono però ancora stati pubblicati, è capire meglio l'indicazione precisa per l'uso di questa metodica». Insomma, la tecnica è sotto i riflettori degli esperti: «È necessaria cautela - ha concluso Bugiani - anche se, solo al Besta, sono già vari i pazienti in attesa di effettuare l'intervento». 26 aprile 2007