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Da: "Davide Pioggia" <epic...@x-privat.org>
Data: Thu, 16 Feb 2006 19:17:21 +0100
Locale: Gio 16 Feb 2006 19:17
Oggetto: epistemologia dello zipper
Ho già avuto modo di illustrare più volte in questo ng gli elementi della
teoria della complessità algoritmica, per cui non starò a ripetere cose che ho già detto e che si possono facilmente ritrovare con Google. Mi limiterò invece a mostrare come questa impostazione riesca ad includere gli aspetti più interessanti del falsificazionismo popperiano, evitando al contempo certi limiti di quest'ultimo. Possiamo partire proprio da alcune considerazioni preliminari sul Ma sono sempre e solo le previsioni a dover risultare falsificabili? Non solo, ma ormai da più di un secolo la fisica si è resa conto che la Mentre riflettiamo su questi problemi, proviamo a considerare un caso Immaginiamo dunque il signor Keplero, che stende sul suo tavolo una enorme Keplero tenta disperatamente di disporre tutti quei dati a formare dei moti Questo per quel che riguarda la forma dell'orbita. In seguito Keplero scopre Alla fine Keplero enuncia le sue famose tre leggi: 1) i pianeti si muovono su delle ellissi aventi il Sole in uno dei 2) il raggio che unisce un pianeta al Sole descrive aree uguali in 3) il rapporto fra il quadrato dei periodi e il cubo del semiasse Ora, a che ci servono queste tre leggi? Ci servono perché disponendo di esse, di un calcolatore (ma basta anche un Ecco dunque cosa abbiamo fatto: abbiamo "zippato il file" in cui stavano Già qui possiamo fare un primo confronto con quanto dicevamo sul Osserviamo infatti che finora non abbiamo mai parlato di "previsioni", ma ci Eppure non si può certo dire che non abbiamo fatto una scoperta, che non Come si fa a "falsificare" una descrizione che - proprio per come è Già, è vero, però è anche vero che quelle nostre tre leggi pretendono di Ma allora non possiamo più fare finta di non vedere il passo successivo, che Ma è per questo che il nostro risultato è "scientifico"? Se noi avessimo raccolto una astronave proveniente dallo spazio, ultimo Più in generale, non possiamo forse dire di aver scoperto qualcosa ogni Certo, come dicevamo poco fa nel caso del moto dei pianeti la possibilità di Dunque il moto dei pianeti è uno di quei casi in cui per poter zippare Teniamo presente che nessuno fino a qui ha preteso di dire qualcosa su cosa Non è forse "oggettiva" la conoscenza di un metodo per comprimere certi Supponiamo che domani sui giornali salti fuori che un certo filologo ha Devi eseguire l'accesso prima di poter postare i messaggi.
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Da: "Davide Pioggia" <epic...@x-privat.org>
Data: Thu, 16 Feb 2006 19:25:49 +0100
Locale: Gio 16 Feb 2006 19:25
Oggetto: Re: epistemologia dello zipper
Davide Pioggia ha scritto:
> ...è sempre proporzionale alla distanza da uno dei fuochi. Eh, sì, buonanotte. L'analfabetismo scientifico di ritorno (per non parlare di quello di andata) incombe sulla mia misera persona. -- Devi eseguire l'accesso prima di poter postare i messaggi.
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Da: "Che nickname ha costui?" <stzs...@tin.it>
Data: Fri, 17 Feb 2006 10:35:16 +0100
Locale: Ven 17 Feb 2006 10:35
Oggetto: Re: epistemologia dello zipper
"Davide Pioggia":
> ... Ci giri intorno, ci giri in torno, come una falena al fanale. > Se poi Newton su questa "ottimizzazione della zippatura" ci ha voluto > costruire una metafisica di "forze" e di "cause" sono affari suoi. Non posso > impedire che lo zipper che sta sul mio pc abbia una sua religione sul > proprio ruolo nell'universo del pc, e se vuole può persino credere di avere > un'anima immortale che sopravviverà il giorno in cui si guasterà il disco > rigido. Questi sono affari suoi: a me interessa solo che quel programma > faccia un buon lavoro di zippatura. Se lo fa, allora dico che è uno zipper, > altrimenti niente, non zippa, il che è come dire che dopo che un certo file > l'ha analizzato quel programma non ne sappiamo più di prima. Dimmi che la scienza può fare a meno della realtà metafisica! Ciao!!! :o) Devi eseguire l'accesso prima di poter postare i messaggi.
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Da: "U22" <uventi...@tiscalinet.it>
Data: Fri, 17 Feb 2006 20:51:01 +0100
Locale: Ven 17 Feb 2006 20:51
Oggetto: Re: epistemologia dello zipper
"Davide Pioggia" ha scritto: > Keplero tenta disperatamente di disporre tutti quei dati a formare dei Vedo le virgolette, ma la compressione è una cosa concettualmente diversa. > moti > circolari, o delle combinazioni di moti circolari, ma tutti quei dati in > quel modo non si lasciano "comprimere". Finché egli non ha la grande > intuizione: provare a disporre i pianeti su delle *ellissi* che hanno il > Sole in uno dei loro fuochi. E - sopresa - l'idea funziona! Qui si tratta di *astrarre* un concetto da una congerie di dati, concetto che *li ordina* (mette in evidenza la loro struttura). E' un processo "standard" della mente, non solo umana. In sostanza, la cosiddetta esperienza consiste proprio in questo: astrazione (induttivo-deduttiva). Nella compressione, in sostanza, ci si limita a sostituire con un segnalibro i blocchi ricorrenti, e quindi a scriverli una sola volta. E' un processo molto diverso. Vero che entrambi i processi risparmiano spazio di memoria, ma il secondo molto meno del primo. Per di più l'astrazione crea diversi livelli logici, cosa che la compressione non fa. La compressione non è tenuta a "capire": è un processo puramente grafico. > Ecco dunque cosa abbiamo fatto: abbiamo "zippato il file" Un file zippato, per poter essere usato, va dezippato. Le leggi di Keplero invece si usano così come sono: basta assegnare un valore alle variabili. > Già qui possiamo fare un primo confronto con quanto dicevamo sul Il "noi" è un plurale maiestatis? :-) > falsificazionismo popperiano. > Osserviamo infatti che finora non abbiamo mai parlato di "previsioni", ma Nessuno farebbe ricerca - nessuna mente farebbe astrazioni - se non con il fine di dominare meglio la realtà circostante, e cioè proprio per fare delle previsioni. Inoltre noi sappiamo bene che, se conosciamo le cause di un fenomeno, le nostre previsioni funzioneranno, altrimenti il semplice estrarre una legge dai dati (senza curarsi delle cause) ci costringe a non fidarci e a mettere in campo il fato. E anche mettere alla porta il fato è una tendenza spontanea delle menti (umane o no): la scienza e in genere la conoscenza hanno questa motivazione. > Eppure non si può certo dire che non abbiamo fatto una scoperta, che non Con la remora che tu hai posto, che cioè le cause non interessano, non si è > sappiamo qualcosa di più di quel che sapevamo prima. Ora infatti sappiamo > che un certo insieme di dati osservati possono essere zippati in un certo > modo. Prima non lo sapevamo, ora lo sappiamo. Non è forse questa una > *conoscenza*? acquisita alcuna conoscenza. Senza che l'astrazione abbia visto delle cause, oltre che delle ricorrenze e una loro logica "grafica", siamo ancora e sempre davanti soltanto a informazione, che non è conoscenza. Senza che noi abbiamo scavato delle cause, quei dati, sempre limitati, solo per avventura possono aver portato a certe conclusioni. Mai potremmo, in tal caso, azzardarci a progettare neppure una caffettiera, oppure dovremmo costruirne migliaia a caso e poi "zippare" (senza comunque la garanzia che poi la caffettiera "zippata" funzionerà). E non mi pare che la scienza, fino a oggi, abbia funzionato così. Non avrà trovato le cause ultime, ma i suoi bravi *perché* li ha scritti e usati. La caffettiera fa il caffè *perché*... (lunga lista). Il processo mentale di astrazione, a mio parere, non è un processo "grafico" di raccolta di ricorrenze, ma è la costruzione di un *simulatore dinamico* dei fenomeni, tant'è vero che spesso basta un evento (o pochi dello stesso tipo) per formare in noi la reazione corretta. Il *simulatore* ha poi in realtà una struttura complementare rispetto al fenomeno esaminato, perché è fondato sul (finalizzato al) reagire correttamente in presenza del fenomeno. E il *simulatore* mentale, anche quando si basa solo sul "come" anziché sul "perché", tuttavia implica perlomeno che si creda alla presenza di un "perché", altrimenti, ripeto, di fatto affronteremmo la realtà come una scommessa totalmente al buio. Il che non mi risulta che accada per nessuno. Se fai riferimento alla MQ, che si dice vada accettata senza la pretesa di capire, io, nel mio piccolo, penso invece che i relativi "perché" saranno capiti. Questione di tempo. E di intelligenza. Non di capacità grafico-informatiche. > Come si fa a "falsificare" una descrizione che - proprio per come è Una descrizione non si falsifica per definizione, perché, in quanto mera > costruita - è fatta in maniera tale da descrivere ciò che si è già > osservato? descrizione, non *significa* niente. Il significato risiede nelle cause, non nel fatto che da un accrocchio di materiali to', guarda, esce il caffè! Solo se la descrizione fosse la sintesi grafica di infiniti fatti (di tutti i fatti possibili) potremmo considerarla affidabile senza bisogno di conoscere le cause. Ma questo è impossibile. Invece, ripeto, talvolta bastano pochi fatti per fornire dei "perché" ottimanente affidabili. Tant'è vero che il caffè lo bevi anche tu, e te lo servono in una tazza *perché*..., altrimenti non dovresti lamentarti se te lo versano sul tavolo e ti dicono "lecchi, signore, dato che la tazza non ha un perché" :-) Ma tu puoi provare infiniti oggetti di forma qualunque e arrivare alla conclusione che per il caffè ci vuole la tazza, e fregartene del "perché". Ma faresti male, perché con il tè ti ritroveresti daccapo. E non c'è solo il tè: c'è la camomilla, il cappuccino, le tisane, il vino, l'acqua e la coca-cola e anche la pepsi-cola e l'amaro lucano. Avresti quindi bisogno, per sapere il da farsi in ogni circostanza, di più infiniti di quanti, Cantor, ne sogna la tua filosofia :-) > Ma allora non possiamo più fare finta di non vedere il passo successivo, La falsificabilità, come mi sembra chiaro anche dal passo di Popper che tu > che > è quello di fare delle *previsioni* sulla posizione dei pianeti nei > giorni, > mesi e anni futuri. E quelle previsioni saranno "falsificabili", sicché > potremo dire di aver fatto della "scienza". stesso hai riportato in un altro thread, non riguarda in sé l'esperimento, altrimenti confonderemmo la falsificabilità con la verificabilità. Riguarda il fatto che una teoria sia posta senza che si possa neppure *pensare* di metterla in discussione. In altre parole: non è falsificabile una petizione di principio in cui neppure i termini possono essere definiti. Detto in modo ancora più grezzo: non è falsificabile quando mette in condizione di non sapere cosa dire, se non prenderla per buona o rifiutarla senza altre alternative e senza poter neppure discutere nel merito. Non andrei oltre nell'interpretare il criterio di falsificabilità. > Se noi avessimo raccolto una astronave proveniente dallo spazio, ultimo No, avremmo imparato un algoritmo; ne sapremmo di più sui moti celesti; > relitto di un lontano sistema solare distrutto dalla esplosione della > propria stella, e se su quella astronave avessimo trovato le tavole > astronomiche del moto di quei pianeti fino al momento dell'esplosione, > quando fossimo riusciti a zippare tutti quei dati su certe ellissi > percorse a velocità areolare costante eccetera, ebbene in quel caso il > fatto > di non poter più utilizzare quello "zip" per fare delle "previsioni" > avrebbe > forse relegato il nostro lavoro nella non-scienza? sapremmo che magari non ci sono solo orbite ellittiche ma anche quadrate, e quindi avremo allargato i nostri orizzonti in vista di viaggi futuri. Avendo poi davanti un *fatto* (un'astronave con le sue mappe), perché mai dovremmo buttare i dati che ci possono fornire? Solo perché il sistema da cui provengono non c'è più? (Come minimo, salta fuori una playstation in cui uomini dei mondi dalle orbite ellittiche si battono a suon di sillogismi contro uomini dei mondi dalle orbite quadrate.) > Più in generale, non possiamo forse dire di aver scoperto qualcosa ogni Impariamo qualcosa se cerchiamo la *comprensione*, non la "compressione". > qualvolta riusciamo a "comprimere" un gran mole di dati un algoritmo di > dimensioni ridotte che è in grado di riprodurre tutti quei dati, e questo > a > prescindere dalla possibilità di fare delle "previsioni"? E la comprensione non serve solo alla previsione, ma anche a strutturare la mente, a metterla in condizione di estendere i propri orizzonti, ossia a metterci in condizione di muoverci in un territorio più ampio. > Ma perché tirare il collo in questo modo ai termini? Perché Semplice: altrimenti la scienza non serve a niente. Non solo a far meglio > dobbiamo per forza far coincidere la "previsione" con la "scienza"? domani, ma neppure a farci prevedere la sua stessa utilità domani (quindi mai). Come vedi, Epimenide è sempre in agguato :-) > Ma c'è soprattutto un altro problema che investe pienamente ... Devi eseguire l'accesso prima di poter postare i messaggi.
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Da: uah...@bynoia.com (uahlim)
Data: Sun, 19 Feb 2006 09:56:52 +0100
Locale: Dom 19 Feb 2006 09:56
Oggetto: Re: epistemologia dello zipper
U22 ha scritto:
> Nella compressione, in sostanza, ci si limita a sostituire con un segnalibro Non è molto diverso, invece. > i blocchi ricorrenti, e quindi a scriverli una sola volta. E' un processo > molto diverso. Entrambi sono simili al processo di nominazione, ad esempio quando associamo un insieme di immagini simili come causate dallo stesso ente stiamo comprimendo, la chiamiamo realtà. Il processo inverso invece è la realtà virtuale, la creazione di immagini Anche lo zip cerca una struttura ed ordina i dati secondo quella struttura. Il processo è proprio quello di cercare strutture ricorrenti e di No, la diversità è solo apparente, i processi sono molto simili invece. Tra l'altro è una balla quella della versione del sistema tolemaico che E' vero pero' che la semplificazione non accurata di Keplero permise di -- questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito Devi eseguire l'accesso prima di poter postare i messaggi.
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Da: "Marco V." <marvas732...@yahoo.it>
Data: Sun, 19 Feb 2006 16:03:24 +0100
Locale: Dom 19 Feb 2006 16:03
Oggetto: Re: epistemologia dello zipper
"U22" <uventi...@tiscalinet.it> ha scritto nel messaggio
news:LOpJf.8087$uQ4.3853@tornado.fastwebnet.it... > Se ti passa un trattore su un piede, mi auguro che ti consoli il pensiero Beh, qui interviene prepotentemente il realismo metafisico del senso > che la forza che ha esercitato sul tuo alluce sia solo una metafisica, e > che non ti fa male "perché" il trattore è passato sul tuo piede, ma fa > male e basta, per cui domani il piede sotto il trattore ce lo metterai di > nuovo. Le cause e le forze sono metafisica, no? O sono necessari infiniti > passaggi di trattore per farti rilevare graficamente la legge che associa > trattore e unghia incarnita? :-) comune:-), di cui si usa dire che ha assicurato la sopravvivenza all'essere umano - e che, in sostanza, certe forme di espistemologia evoluzionistica tentano di sfruttare per venire a capo del problema del "perché" del successo delle teorie scientifiche. > Al contrario, proprio solo quello non può averne. Che alla fine è Questo è un punto delicatissimo. Nessuno "deve" andare al di là dei segni? O > l'auspicio di tutta questa tua lunga esposizione della teoria dello "zip": > che nessuno debba andare mai al di là dei segni, della forma. Ma basta che > tu ti chieda il perché di questa tua istanza per vedere che è > contraddittoria. nessuno "può"? Se nessuno "deve", e non perché nessuno "può", allora è come dici in fondo: siamo di fronte ad una metafisica. Ma siamo di fronte ad una metafisica anche se viene dimostrato che "si può" (si può concepire la scienza come un insieme di "compressioni"), ma altri continuano - qui la metafisica - a dire che "non si deve". Procedendo lunga la strada che ha condotto da Aristotele a Kant, si arriva > Stai facendo un salto illecito fra il programma (che hai scritto tu per Può di certo essere una metafisica - ma il suo essere una metafisica non > quanche ragione o scopo) e te che ne giudichi il risultato. > La *tua* conoscenza dipende dal *tuo* giudizio sul risultato, e, prima > ancora, nei criteri con cui hai costruito il programma. > La metafisica, ripeto, non c'entra con Galileo e soci. > Semmai proprio il culto del segno che tu esponi è una metafisica. implica che tale "culto del segno" non sia capace di fare a meno di un'altra metafisica (quella delle cause). La domanda è allora se la...domanda (che ponevi sopra) <<Ma senza un senso dei segni e uno scopo, mi spieghi che cosa mai significa "zippare"? Chi lo fa e perché mai? Cosa si aspetta? >> abbia *necessariamente* diritto di cittadinanza nell'autocomprensione della scienza. Riesce, la teoria dello "zip", a zippare l'impresa scientifica stessa? Se quella necessità c'è, allora la teoria della "compressione" è insufficiente a produrre l'autocomprensione teorica della scienza. Molto probabilmente, la risposta della teoria dello "zip" a questa domanda si trova in questa frase di Davide: <<Non posso impedire che lo zipper che sta sul mio pc abbia una sua religione sul proprio ruolo nell'universo del pc[...]. Questi sono affari suoi: a me interessa solo che quel programma faccia un buon lavoro di zippatura>>. Per la teoria algoritmica, che quell'insieme di numeri di cui le leggi di Senza però rispondere alla tua domanda, non possiamo escludere che la punta Un saluto, Marco Devi eseguire l'accesso prima di poter postare i messaggi.
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Da: "Davide Pioggia" <epic...@x-privat.org>
Data: Sun, 19 Feb 2006 16:56:35 +0100
Locale: Dom 19 Feb 2006 16:56
Oggetto: Re: epistemologia dello zipper
Marco V. ha scritto:
> Per la teoria algoritmica, che quell'insieme di numeri di cui le leggi di Infatti, per il teorema di Chaitin, che è poi una formulazione alternativa > Keplero riescono a fornire un algoritmo (non "l'"algoritmo, ma "un" > algoritmo, giacché non vi è alcuna dimostrazione, né logica né ostensiva, > che quello sia l'unico algoritmo) del teorema di Goedel (il teorema di Goedel si ricava dalla formalizzazione del "paradosso del mentitore", mentre quello di Chaitin si ricava dalla formalizzazione del "paradosso di Berry"). > sia interpretato come "le posizioni dei pianeti del sistema solare" o Ecco! :-) > come qualcos'altro, è indifferente. Si tratta di una delle interpretazioni > possibili - dove il significato della parola "interpretazione" è, > rigorosamente, quello stabilito dalla logica > formale da Tarski in poi. Dunque l'*insufficienza* del valore > epistemologico della teoria dello "zip" non sarebbe altro che la > conseguenza di quella *indifferenza*. > Per la teoria algoritmica, in quanto posta alla base di una comprensione Sì!!! > epistemologica, *non* c'è nessuna ragione per cui il fatto che > storicamente le tavole di Brahe sia state > costruite annotando le posizioni dei pianeti, e che queste annotazioni > abbiano costituito l'insieme numerico che, di fatto, le leggi di Keplero > riescono ad algoritmizzare - non c'è nessuna ragione, dicevo, per cui > questo fatto storico debba avere necessariamente un posto, un "segno", > nell'autocomprensione epistemologica della scienza. Va capito in > profondità quanto sto per dire: per la teoria epistemologica dello "zip", > *quello stesso* fatto storico è una delle interpretazioni possibili. Se > non si capisce questo, allora ci si lascia sfuggire la radicalità della > posizione "algoritmica". Te l'ho detto che saresti stato un magnifico bibliotecario, Guglielmo ;-) > E questo sarebbe filosoficamente un delitto, perché la teoria Sì, è la punta del diamante, quella che si usa per tagliare anche i > algoritimica è, di fatto, la punta avanzata della scienza, diamanti. > che ci promette tante "meraviglie" (che poi siano incubi e non Possiamo discuterne quanto vogliamo, ma - come dicevi tu - se non si capisce > meraviglie, è altro paio di maniche; e non per niente ho messo le > virgolette:-)). qual è la "portata del discorso" sfugge completamente quali sono le grandi dinamiche che sono in atto all'interno del cosiddetto "pensiero occidentale". Liquidare questo discorso come una sega mentale di scienziati con velleità E' come ballare sulla coperta del Titanic pensando che le cose "reali" sono E d'altra parte sarebbe sbagliato anche farsi prendere dall'ansia Insomma, qui si fa di tutto tranne l'unica cosa che sarebbe sensata, che è Lo dico "contro i miei interessi" ;-) > Senza però rispondere alla tua domanda, non possiamo escludere che la Come dicevo prima, se il diamente viene montato in modo opportuno può > punta avanzata della scienza, quella che riesce a "riassumere" in sè più > cose di qualunque altro campo della scienza, sia poi essenzialmente > incapace di dar vita ad una autocomprensione dell'attività scientifica, > dominata com'è dalla passione neopitagorica di vedere numeri laddove altri > vedono "cose". tagliare anche il diamante. > Dedekind e Peano scrivono sostanzialmente gli *stessi* assiomi, solo che E' perché Peano era italiano, e non aveva il coraggio di fare a meno > Peano antepone ai suoi assiomi quattro "explicationes" (le chiama così, > nel suo latino scientifico sine flexione), che sostanzialmente gli servono > per *saturare* > il significato di certi segni, e far sì che la sua struttura assiomatica > parli *solo* dell'insieme dei numeri naturali, quello che si insegna alle > elementari. Dedekind questo non lo fa. definitivamente delle "statuine" (if you know what I mean). > E allora, se persino nel mondo dei numeri si registra questo "contrasto" Beh, sì, come dite voi "inquisitori dell'Essere" :-) c'è di mezzo la grossa > tra "saturazione" ed "insaturazione", vuol proprio dire che sotto > l'"indifferenza" cui mi riferivo sopra, cova veramente qualcosa di grosso, > e di rilevante dal punto di vista teorico. faccenda del "nichilismo". Come uno potesse veramente "scegliere il nulla". -- Devi eseguire l'accesso prima di poter postare i messaggi.
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Da: "Marco V." <marvas732...@yahoo.it>
Data: Sun, 19 Feb 2006 22:53:12 +0100
Locale: Dom 19 Feb 2006 22:53
Oggetto: Re: epistemologia dello zipper
"Davide Pioggia" <epic...@x-privat.org> ha scritto nel messaggio
news:43f89666@newsgate.x-privat.org... > Infatti, per il teorema di Chaitin, che è poi una formulazione alternativa Lo stesso Goedel scrive, nella sua introduzione al lavoro del 1931, che la > del teorema di Goedel (il teorema di Goedel si ricava dalla > formalizzazione > del "paradosso del mentitore", mentre quello di Chaitin si ricava dalla > formalizzazione del "paradosso di Berry"). sua proposizione indecidibile (che parla di non-dimostrabilità e non di non-verità) "si collega strettamente" al paradosso del mentitore (nonché, dice, all'antinomia di Richard). Proprio per questo, c'è ovviamente un nesso strettissimo tra il teorema di Goedel e quello di Tarski. Ci si può spingere fino al punto di dire che il lavoro di Goedel del 1931 abbia sostanzialmente anticipato il teorema di Tarski. Una cosa interessante è che Goedel, in una nota (la [14], vedo), a quella introduzione, scrive che <<ogni antinomia epistemologica potrebbe venire usata per una analoga dimostrazione di esistenza di proposizioni indecidibili>>. Non sono sicuro che questa nota di Goedel risalga effettivamente al 1931 e non sia stata aggiunta dopo, ma in ogni caso è interessante quel "epistemologica", che in pratica si riconduce alla bibartizione, effettuata da Ramsey, delle antinomie in "logiche" ed "epistemiche" (Goedel dice "epistemologiche"). > Te l'ho detto che saresti stato un magnifico bibliotecario, Guglielmo ;-) Da Baskerville? Ma non provenivo da Burgos?;-). > Sì, è la punta del diamante, quella che si usa per tagliare anche i Già, pare proprio così. > diamanti. > Possiamo discuterne quanto vogliamo, ma - come dicevi tu - se non si Sì, certo, sono pienamente d'accordo. La "crociata" è inutile. Ed è > capisce > qual è la "portata del discorso" sfugge completamente quali sono le grandi > dinamiche che sono in atto all'interno del cosiddetto "pensiero > occidentale". inutile - impotente - anche qualora si dovesse avvertire, o magari "dimostrare", che è in atto una crociata di senso contrario. Come più volte hai detto tu stesso, nella seconda metà del XIX secolo è accaduto, nella scienza, *qualcosa*. Prevalentemente, il luogo di questo accadimento fu la Germania. Questo "qualcosa" è ancora in atto - ed anzi, c'è da credere che stia quasi tardando a dare i suoi risultati, se si prende come arco di tempo l'ultimo secolo, lo si divide in due, e si guarda a ciò che è stato fatto. > E' perché Peano era italiano, e non aveva il coraggio di fare a meno Yes, I do. Quella tra Peano e Dedekind è una differenza densa > definitivamente delle "statuine" (if you know what I mean). di...significato, è proprio il caso di dire. Certo, doveva essere una "statuina" particolarmente preziosa:-). > Beh, sì, come dite voi "inquisitori dell'Essere" :-) c'è di mezzo la A volte vien da credere che, semplicemente, siano venute a mancare *le > grossa > faccenda del "nichilismo". Come uno potesse veramente "scegliere il > nulla". parole per poter dire ciò che "tutti" vorremmo ancora dire e vorremmo ancora che fosse detto*. Abbiamo invece una infinità crescente di parole che ci dicono ciò che non vorremmo che fosse detto. E non solo: abbiamo una infinità crescente di parole che ci dicono che le parole che vorrebbe che fossero dette, perché fosse detto ciò che vorremmo, non possono essere dette. La settima proposizione di Wittgenstein, se non l'ha ancora notato nessuno, va definitivamente rivisitata così: su ciò che più di ogni altra cosa vorremmo che fosse detto, si deve tacere. Questo è per me, e da molto tempo, uno di quei casi paradigmatici in cui è Questa è una cosa che *tento* sempre di far capire a chi mi propone la Un saluto, Marco Devi eseguire l'accesso prima di poter postare i messaggi.
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Da: "qf" <que...@ettore.it>
Data: Mon, 20 Feb 2006 07:55:16 +0100
Locale: Lun 20 Feb 2006 07:55
Oggetto: Re: epistemologia dello zipper
Quando ho un momento di tempo ti rispondo con calma.
Per ora mi soffermo su un concetto che ha suscitato un'entusiastica ola sugli spalti di icfm. Il concetto di 'indifferente'. Avevo già osservato, rispondendo a Davide, che tutto il suo ragionamento era epimenideo, e questa tua citazione del concetto lo dimostra. La domanda è infatti: il giudizio di 'indifferente' è indifferente? La ragione per cui la logica algoritmica non regge è questo fondamento senza Ho già detto che se affermo "io non esisto" sto pronuncuando un non-senso, Perché, ripeto, un sistema algoritmico o della zip-religion non sta in piedi E' vero che con le macchine stiamo facendo e faremo meraviglie. Ma lo stiamo "Indifferente" a chi? "Indifferente" in assoluto? E come si differenziano Vedi cosa succede a non credere al drago del mio garage? Un saluto. "Marco V." ha scritto: Devi eseguire l'accesso prima di poter postare i messaggi.
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Da: "Davide Pioggia" <epic...@x-privat.org>
Data: Tue, 21 Feb 2006 01:08:19 +0100
Locale: Mar 21 Feb 2006 01:08
Oggetto: Re: epistemologia dello zipper
qf ha scritto:
> Per ora mi soffermo su un concetto che ha suscitato un'entusiastica ola Sì, certo, si può essere entusiasti perché qualcuno mostra di aver compreso > sugli spalti di icfm. > Il concetto di 'indifferente'. un certo discorso sulla indifferenza. D'altra parte quel discorso sulla indifferenza non diceva di sé di essere > Avevo già osservato, rispondendo a Davide, che tutto il suo ragionamento No, anzi, come ormai dovrebbe essere chiaro, su questa faccenda del > era epimenideo, e questa tua citazione del concetto lo dimostra. > La domanda è infatti: il giudizio di 'indifferente' è indifferente? "nichilismo" (per non parlare del "relativismo") si muovono delle "grandi passioni". D'altra parte non puoi nemmeno pensare di poter fare l'Epimenide della > La ragione per cui la logica algoritmica non regge è questo fondamento Negli ultimi settant'anni le migliori teste del pianeta si sono concentrate > senza senso su cui appoggia. tutte sullo studio delle proprietà degli algoritmi, e tu dici che tutte quelle riflessioni hanno un «fondamento senza senso». Ma allora tanto vale classificarle come "diavolerie moderne". Tanto una Intanto quelle cose che hanno un "fondamento senza senso" (e che, in quanto > Ciò esattamente come la proposizione epimenidea, che, ripeto, non è Però guarda caso questa cosa senza senso, ogni qualvolta si riesce a > affatto 'indecidibile', ma senza senso... portarla dentro un sistema formale, produce dei "teoremi limitativi". E, guarda caso, ogni volta che un teorema limitativo ci dice che non è possibile fare una certa cosa, non solo ci si rende conto che effettivamente quella cosa nessuno è mai riuscita a farla, ma passano gli anni ed i decenni e - per quanto ci si provi - nessuno riesce a farla. Per essere una cosa senza senso, ne dice di cose! > ...perché l'affermante e l'affermato non hanno la medesima autorità in un Mi sembri uno di quelli che impedire che qualcuno faccia del sesso anale > sistema intelligente, mentre in un sistema formale sì, dato che in esso i > segni sono i segni indipendentemente dal livello logico in cui compaiono. > Ho già detto che se affermo "io non esisto" sto pronuncuando un non-senso, > dato che in quanto affermante sto ponendo sul tavolo la mia esistenza > prima ancora di andare avanti a parlare. (che poi a loro cosa gliene frega?) si mettono a gridare in piazza che è una cosa "contro natura". Ma come fa una cosa che fa un uomo ad essere contro natura? Così quando tu parli dei "sistemi formali" sembra che stia descrivendo Dunque, quando affermi «io non esisto» per prima cosa non stai dicendo una Ma a parte questo, anche quando si faccia vedere che un certo "paradosso" Ma tu qui dici che il "sistema formale" è "arficiale", non è la "vera natura > Perché, ripeto, un sistema algoritmico o della zip-religion non sta in Vabbe', ma tu non stare lo stesso troppo vicino alla porta di ingresso. > piedi autonomamente? Perché non è dotato di alcuna gerarchia logica, ma > solo di un'architettura grafica, la quale è totalmente priva di > significati. > E' vero che con le macchine stiamo facendo e faremo meraviglie. Ma io non nego che ci sia un "noi". > Ma lo stiamo facendo e lo faremo *noi*. Anzi, io ho sempre ammesso che ogni cosa che si dice e che si fa esprime una In questo io seguo totalmente il discorso di Marco. Anzi, lo porto più Io da sempre vado dicendo che se il tuo Drago Invisibile dispone di milioni Dunque tutto si fonda sulla volontà che le cose stiano in un certo modo, e Ora che abbiamo chiarito questo fatto, dovrebbe anche essere chiaro che ci E' vero che uno potrebbe osservare che ci deve pur essere un momento in cui > Vedi cosa succede a non credere al drago del mio garage? Di quante divisioni dispone il Drago che sta nel tuo garage? Solo questo conta ai fini della "logica pura". Perché la logica pura è Detto questo, ti faccio osservare che ora che abbiamo tutti riconosciuto che Infatti se è vero che è vero ciò che è voluto da un soggetto che ha i mezzi -- Devi eseguire l'accesso prima di poter postare i messaggi.
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