Complimenti! Ottimo lavoro tra l'altro spendibile per il futuro se è vero quello che ho sentito dire, ovvero che il Ministero starebbe lavorando a un'ipotesi di modifica radicale della seconda prova di maturità classica, ridimensionando la tradizionale versione per sostituirla con l'analisi di traduzione contrastive, magari arricchite da percorsi iconografici per ampliare la discussione.
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> Di Odi et amo ne puoi trovare almeno una decina nella letteratura di > Giovanna Garbarino (oltre che sfrucugliando ovviamente in giro);
Sì, Odi et amò ;) è la prossima.
> è una > tecnica che uso spesso anch'io (e la insegno),
Ci provo anch'io (empiricamente e a livelli scolastici inferiori). Si accettano consigli (chissà che non si riesca a formalizzare una "didattica della traduzione contrastiva").
> e per combinazione ne ho > appena accennato, tangenzialmente, in una conferenza che ho tenuto un > paio di giorni fa, dove per l'appunto confrontavo un po' di traduzioni > parallele particolarmente significative.
>> Di Odi et amo ne puoi trovare almeno una decina nella letteratura di >> Giovanna Garbarino (oltre che sfrucugliando ovviamente in giro);
> Sì, Odi et amò ;) è la prossima.
Credo di averne decine, percé lo facevo fare anchenei laboratori di latino zero.
> Ci provo anch'io (empiricamente e a livelli scolastici inferiori). > Si accettano consigli (chissà che non si riesca a formalizzare una > "didattica della traduzione contrastiva").
Mah, mi pare strano che non sia già formalizzata, perché è una pratica piuttosto diffusa. Avevo degli appunti, perché in pratica doveva essere un capitolo di un libro di didattica che vorrei scrivere (nsieme a un sacco di altra roba che più o meno sta uscendo a puntate in giro...). Se nel frattempo pubblichi qualcosa, fammi sapere, che nel caso ti cito :)
>> e per combinazione ne ho appena accennato, tangenzialmente, in una >> conferenza che ho tenuto un paio di giorni fa, dove per l'appunto >> confrontavo un po' di traduzioni parallele particolarmente significative.
> Curioso: traduzioni di che?
Quella di Catullo (notevole Ceronetti), Omero, (notevole Baricco), Alcmane (notevole Benni) :)
On Tue, 19 Feb 2008 12:38:11 +0000, Massimo Manca wrote: > Quella di Catullo (notevole Ceronetti)
[...]
che carme? fatico a pensare di poterla definire *notevole* non essendo, se ben ricordo, né in rima né in metro le sue traduzioni che, in mancanza di meglio, ci hanno propinato a scuola (beh, sempre meglio del quasimodo che prendeva regolarmente *verum* avversativo per "vero" e che gli stolti immortalati dal Boileau nel suo mirabile verso dell'art poetique
un sot trouve toujours un plus sot qui l'admire
hanno innalzato ad un livello cui alcun merito aveva)
> Credo di averne decine, percé lo facevo fare anchenei laboratori di > latino zero.
I contributi sono graditi ;)
>> Ci provo anch'io (empiricamente e a livelli scolastici inferiori). >> Si accettano consigli (chissà che non si riesca a formalizzare una >> "didattica della traduzione contrastiva").
> Mah, mi pare strano che non sia già formalizzata, perché è una pratica > piuttosto diffusa.
Eh sì, hai ragione. Il mio problema è che scrivo un po' troppo... katà leptòn (se non fosse così non scriverei: confido sempre in qualcuno che metta i puntini sulle i).
Bastava guardare sullo scaffale.
Non ne parla Andrea Balbo, Insegnare latino. Sentieri di ricerca per una didattica ragionevole, UTET, Torino, 2007; qualche pagina vi dedica Nicola Flocchini, Insegnare latino, La Nuova Italia, Scandicci, 1999, pp. 204-206, e nota che "una descrizione dettagliata di questa tecnica con opportune esemplificazioni su testi in prosa e in poesia [è] in N. Flocchini, Possibilità di un uso didattico della traduzione, "Aufidus", 33 (1998), pp. 75-105".
Pur avendolo sott'occhio da un paio d'anni, non mi ero reso conto che Antonia Piva, Il sistema latino. Ricerca didattica e formazione degli insegnanti, Armando, Roma, 2004, pp. 317-326, era l'ovvia fonte delle "dispense" che citavo.
E qui c'è materiale a sufficienza per una "procedura standard" (personalizzabile quanto si vuole): "La metodologia contrastiva va impostata con laboratori di traduzione in classe; in un secondo momento, chiarita la scaletta operativa e condivise le finalità, si possono assegnare lavori domestici e, da ultimo, prove in classe strutturate in questo modo. Ecco i diversi passaggi: - si propone un testo di rilevante valore artistico, accompagnato da almeno quattro traduzioni d'autore, possibilmente di epoche diverse, anche con proposte straniere; - lo studente - o il gruppo di studenti - legge il testo latino e le traduzioni offerte, con un primo esame complessivo; - si segmentano testo latino e traduzioni, confrontando con puntualità la resa delle diverse proposte di traduzione, per selezionare e scartare di volta in volta le singole lezioni; - si arriva a una prima traduzione mediata, sulla scorta, cioè, delle rese di volta in volta ritenute più adeguate; - abbandonata questa falsariga di servizio, lo studente propone la propria traduzione autonoma, omogeneizzando gli eventuali prestiti e personalizzando l'insieme; - è possibile accompagnare la traduzione con un commento - libero o su scaletta semistrutturata - per chiarire e giustificare la scelta di traduzione e per valutare il grado di adeguatezza e personalizzazione delle traduzioni ufficiali" (pp. 317-318).
Segue un'interessante riflessione sulla scientificità e l'efficacia del metodo, e sulle possibili ricadute didattiche (pp. 318-319).
Molto interessanti sono anche le riflessioni sulla traduzione del testo poetico ("è proprio il linguaggio deautomatizzato della poesia e il suo elevato grado di connotatività a determinare un numero continuo di variazioni di resa"), con una proposta di "stratigrafia del testo poetico" e suggerimenti di traduzione fonemica, letterale, metrica, in prosa, in rima, in versi sciolti, interpretativa (à la Ceronetti, per intenderci).
La Piva propone un orizzonte epistemologico, considerando che "la traduzione contrastva è (...) figlia del modello gnoseologico ermeneutico, che fa dell'interpretazione il cardine dell'approccio al testo. Non viene fornita infatti 'la' traduzione - quella sola, quell'unica giusta alla quale i docenti sembrano tanto affezionati - ma 'le' traduzioni o, meglio, alcune possibili interpretazioni. In tal modo, si avvezza l'adolescente alla consapevolezza del carattere comunque parziale e relativo di ogni interpretazione, anche la propria, e di come la ricerca dell'oggettività sia, di per sé, un concetto plurale" (p. 320).
E non manca un po' di bibliografia: S. Japoce - E. Staraz, La traduzione contrastiva. Teoria e prassi, con saggio introduttivo di A. Portolano, CEDAM, Padova, 1995 (citato anche da Flocchini). A. Lefevere, Translating Poetry: Seven Strategies and a Blueprint, Van Gorcum, Assen-Amsterdam, 1975.
> Avevo degli appunti, perché in pratica doveva essere > un capitolo di un libro di didattica che vorrei scrivere (nsieme a un > sacco di altra roba che più o meno sta uscendo a puntate in giro...). Se > nel frattempo pubblichi qualcosa, fammi sapere, che nel caso ti cito :)
Lo prendo come un complimento... ma è molto improbabile che pubblichi qualcosa ;)
Un libro di didattica? Del latino? Delle lingue classiche? Un manuale di didattica del greco mi pare manchi del tutto; quelli sopraccitati di didattica del latino sono tutti, per qualche motivo, deludenti o perfettibili. Attendiamo dunque con ansia. ;)
mi sono imbattuto nel tuo sito (perché in effetti sto sistemando un articolo che fra l'altro cita traduzioni contrastive, e a un certo punto tu attribuisci questa:
>Odio, ed amo: dimandi perché ‘l fo. >Farsi il sento, e men cruccio, ma nol so.
Probabilmente un lapsus, ma non mio. La fonte è modesta e scolastica: Domitilla Leali (a c. di), Divina puella. L'amore e la donna in Catullo, Signorelli, Milano, 2001 (ISBN 9788843407583), p. 75: "traduzioni che del c. 85 fecero tre celebri uomini di cultura, i poeti Pascoli e Quasimodo e il compositore Puccini". Se qualcuno di Livorno, Firenze, Parma, Cesena andasse a controllare la traduzione di Puccini (Tommaso) potremmo toglierci lo sfizio... In effetti anch'io vorrei togliermi tanti di questi sfizi, su Catullo come su Orazio, visto che cito quasi sempre di seconda o terza mano; ma dovrei fare una specie di Iter Italicum ;) Se però capiti in Sormani, troverai un occhialuto consulente che è un grande esperto di traduzioni catulliane :)
>> Probabilmente un lapsus, > > Beh, magari no. Mi sa che mi tocca fare un viaggio.
Il tuo "magari no" è molto filologico: _Giacomo_ è lectio difficilior ;)
Ma a sfavore di questa ipotesi depongono: l'esistenza stessa di un Tommaso Puccini traduttore di Catullo; lo stile della traduzione in questione, più vicina all'epoca e allo stile di altri testi a me noti di Tommaso (http://it.wikisource.org/wiki/Il_battello - vedi per es. le apocopi e l'abbondante punteggiatura) che ai libretti di Giacomo (tengo presente che Puccini intervenne parecchio sul lavoro dei suoi librettisti); il fatto che quel falento di Giacomo non abbia fatto studi classici, né risulti alcun suo interesse per Catullo (vedi www.puccini.it).
Scommettiamo?
Nel frattempo io dovrò darla _dubitanter_ per Giacomo ;)
Penso di potertelo risparmiare. Ho finalmente tra le mani Stefania Japoce - Elena Staraz, La traduzione contrastiva: teoria e prassi. Antologia della poesia latina ad uso del triennio, su progetto scientifico e con un saggio introduttivo di Antonio Portolano, CEDAM, Padova 1995. Che c'entra? Direi che è questa la fonte di tante "traduzioni contrastive" presenti in vari manuali di letteratura latina. La già citata Domitilla Leali ha trovato alla p. 70 di Japoce-Staraz una traduzione attribuita a "Puccini", e ha inferito trattarsi del compositore, senza controllare a p. 28 la lista dei traduttori, che rimanda inequivocabilmente alle Poesie di Caio Valerio Catullo scelte e purgate, volgarizzate dal cavalier Tommaso Puccini di Pistoia, Pisa, Con i caratteri de' fratelli Amoretti, 1815. L'ho fatta troppo lunga? Scusami.
Ti riporto da Japoce-Staraz altre tre traduzioni del c. 85:
Odio e insieme amo Lesbia. Or come avviene? Come io non so: ma il sento, e vivo in pene. (Subleyras)
Amor m'arde, e m'aggela in un: ma come; non so ma sol che 'l sento, e che ne pero. (R. Pastore Abate)
Odio e amo. Perché questo io faccia forse domandi. Non so; lo sento e mi torturo l'anima. (Vitali)
A scanso di ulteriori equivoci, quest'ultimo non è Alvaro. :D :D :D
A parte Odi et amo, se lavori sull'analisi contrastiva di traduzioni Japoce-Staraz (soprattutto per il saggio introduttivo di Portolano) è insostituibile: puoi fartelo arrivare dall'Universitaria di Padova, sono velocissimi - ma aspetta che lo rimandi indietro io ;)