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Avvenire E proprio sulla sincera conversione non ebbero mai dubbi, due amiche http://locali.data.kataweb.it/kpm2glocx/field/image/kpmimage/1338172 http://www.caffeeuropa.it/immagini/malaparte/img/1.jpg http://www.larivistadelmare.it/img/Curzio%20Malaparte.jpg http://www.noveporte.it/dandy/dandies/img/malaparte5.jpg http://www.windoweb.it/guida/letteratura/letteratura_foto/curzio_mala... http://farm2.static.flickr.com/1096/1461874381_9268ce6c2e_o.jpg
Il giallo religioso di Malaparte
DI FILIPPO RIZZI
«Via da questa culla, ipocriti: questo bimbo che è nato per salvare
il mondo, ha schifo e pietà di voi». Sono le sferzanti parole con cui si
chiude il breve scritto di Curzio Malaparte La Commedia del Santo Natale.
Una denuncia, quella del 'Maledetto toscano', che a cinquant'anni
dalla sua morte - avvenuta il 18 luglio 1957 - risuonano forse ancora oggi,
alle porte di questa Natività, come un pesante j'accuse verso 'la suprema
ipocrisia' che è divenuta, per molti, in Occidente la festa cristiana per
eccellenza. Parole di grande impatto perché firmate da uno dei più discussi
e anticonformisti scrittori italiani del Novecento, il cui vero nome era
Kurt Suckert, classificato, da certa critica militante e non, come
'avventuriero', 'spirito matto e bizzarro', 'giocoliere', 'byroniano in
ritardo'. Un uomo che fu in fondo un po' tutto, figlio del suo trasformismo
caratteriale e molto italiano: repubblicano in gioventù, fascista e
antifascista, ammiratore della Cina di Mao, e cattolico in punto di morte.
Concorda con questo ritratto padre Ferdinando Castelli, critico letterario
di Civiltà Cattolica, che proprio nel Natale del 1995 dedicò, partendo
proprio dallo scritto dell'autore de La pelle e di Kaputt, un ampio
editoriale sul quindicinale della Compagnia di Gesù su questo tema.
«Scelsi questo testo poco conosciuto - rivela oggi il gesuita - per
la sua forte condanna alla società dei consumi. In un certo senso questa
lucida analisi dell'Arcitaliano ha anticipato di molti anni quello che è
divenuto oggi il Natale nella nostra società post-cristiana. Queste pagine
rappresentano una ferma denuncia contro la parata natalizia, le luminarie,
lo spreco di parole come 'Buon Natale', il senso più profondo che sta dietro
all'allestimento del presepe e dell'albero.
Come scrissi allora, tutto si è trasformato in una 'commedia' dei
buoni sentimenti che ha portato a 'l'affermarsi del vuoto su Cristo'».
Ma chi era dunque Malaparte?
Certamente un autore che aveva avuto grande rispetto per la figura di
Gesù. E poi, fu veramente autentica la sua conversione al cattolicesimo
attraverso l'amministrazione dei sacramenti (battesimo, comunione
e cresima) da parte dei gesuiti Felice Cappello e Virginio Rotondi
alla clinica Sanatrix di Roma, in articulo mortis, nel lontano 1957?
Sono ancora alcuni dei tanti interrogativi che aleggiano su questa
discussa e complessa figura del Novecento. «Basta vedere il film Il Cristo
proibito di cui fu regista - spiega don Giuseppe Billi, responsabile del
Centro culturale cattolico di Prato e curatore, tra l'altro, di un libro che
ripercorre, con la voce dei testimoni, l'epilogo cristiano della vita del
grande pratese ( L'ultimo viaggio di Malaparte) -, o leggere alcune pagine
de La pelle o di Kaputt per scoprire il suo grande rispetto per il
cristianesimo, per la sua tensione verso i poveri, i disgraziati, gli
analfabeti o la sua devota ammirazione, seppur venata di polemica,
per l'allora vescovo di Prato Pietro Fiordelli...
E non è un caso che i due autori più letti in Francia, in quegli anni,
siano Giovannino Guareschi e Curzio Malaparte. Il motivo? Per il mondo
culturale francese fu l'unico modo per conoscere le tensioni culturali e
politiche dell'Italia del dopoguerra. Credo che in tutti questi scritti ci
sia un anticipo, in nuce, del suo futuro approdo al cattolicesimo.
dello scrittore, opposte per più versi e al di sopra di ogni sospetto,
Oriana Fallaci e l'intellettuale di sinistra Maria Antonietta Macciocchi:
per la prima si trattò di «una libera lucida scelta», per l'altra «né una
sua mistificazione diabolica, né un'usurpazione della sua coscienza da parte
di un abile gesuita».
Malaparte, dopo un viaggio in Cina, verrà ricoverato nel marzo del
1957 alla clinica Sanatrix di Roma dove gli verrà diagnosticato un tumore ai
polmoni. Al suo capezzale accorreranno tutti i grandi di quel tempo:
Togliatti, Fanfani, Gronchi, Ingrao. In quei tre mesi di sofferenza maturerà
la sua conversione alla Chiesa cattolica. Seppur agnostico, era nato
luterano. E fondamentale in questo ritorno alla fede saranno l'assistenza
silenziosa e discreta di una delle religiose della clinica romana, suor
Carmelita, e di padre Virginio Rotondi. Sarà lo stesso gesuita a confermare
via radio, ai microfoni di Enrico Ameri, il giorno della morte, quel 18
luglio di cinquant'anni fa, l'avvenuta conversione, rimasta fino ad allora
nascosta. «'Padre, mi sento come Gesù in Croce - si legge in uno scritto di
Rotondi e confermato dai fratelli Ezio e Maria che assistettero alla scena,
avvenuta il 7 luglio 1957 -. Tutto un dolore. Faccia presto, mi confessi e
mi dia Gesù. Padre, andiamo via'. 'Dove dobbiamo andare?', chiesi. E
Malaparte rispose: 'Lassù'.