Newsgroup: it.cultura.cattolica
Da: "donquixote" <donquix...@tiscalinet.it>
Data: Sun, 23 Dec 2007 21:14:00 +0100
Oggetto: "Faccia presto, mi confessi e mi dia Gesù"
Avvenire
Il giallo religioso di Malaparte DI FILIPPO RIZZI «Via da questa culla, ipocriti: questo bimbo che è nato per salvare il mondo, ha schifo e pietà di voi». Sono le sferzanti parole con cui si chiude il breve scritto di Curzio Malaparte La Commedia del Santo Natale. Una denuncia, quella del 'Maledetto toscano', che a cinquant'anni dalla sua morte - avvenuta il 18 luglio 1957 - risuonano forse ancora oggi, alle porte di questa Natività, come un pesante j'accuse verso 'la suprema ipocrisia' che è divenuta, per molti, in Occidente la festa cristiana per eccellenza. Parole di grande impatto perché firmate da uno dei più discussi e anticonformisti scrittori italiani del Novecento, il cui vero nome era Kurt Suckert, classificato, da certa critica militante e non, come 'avventuriero', 'spirito matto e bizzarro', 'giocoliere', 'byroniano in ritardo'. Un uomo che fu in fondo un po' tutto, figlio del suo trasformismo caratteriale e molto italiano: repubblicano in gioventù, fascista e antifascista, ammiratore della Cina di Mao, e cattolico in punto di morte. Concorda con questo ritratto padre Ferdinando Castelli, critico letterario di Civiltà Cattolica, che proprio nel Natale del 1995 dedicò, partendo proprio dallo scritto dell'autore de La pelle e di Kaputt, un ampio editoriale sul quindicinale della Compagnia di Gesù su questo tema. «Scelsi questo testo poco conosciuto - rivela oggi il gesuita - per la sua forte condanna alla società dei consumi. In un certo senso questa lucida analisi dell'Arcitaliano ha anticipato di molti anni quello che è divenuto oggi il Natale nella nostra società post-cristiana. Queste pagine rappresentano una ferma denuncia contro la parata natalizia, le luminarie, lo spreco di parole come 'Buon Natale', il senso più profondo che sta dietro all'allestimento del presepe e dell'albero. Come scrissi allora, tutto si è trasformato in una 'commedia' dei buoni sentimenti che ha portato a 'l'affermarsi del vuoto su Cristo'». Ma chi era dunque Malaparte? Certamente un autore che aveva avuto grande rispetto per la figura di Gesù. E poi, fu veramente autentica la sua conversione al cattolicesimo attraverso l'amministrazione dei sacramenti (battesimo, comunione e cresima) da parte dei gesuiti Felice Cappello e Virginio Rotondi alla clinica Sanatrix di Roma, in articulo mortis, nel lontano 1957? Sono ancora alcuni dei tanti interrogativi che aleggiano su questa discussa e complessa figura del Novecento. «Basta vedere il film Il Cristo proibito di cui fu regista - spiega don Giuseppe Billi, responsabile del Centro culturale cattolico di Prato e curatore, tra l'altro, di un libro che ripercorre, con la voce dei testimoni, l'epilogo cristiano della vita del grande pratese ( L'ultimo viaggio di Malaparte) -, o leggere alcune pagine de La pelle o di Kaputt per scoprire il suo grande rispetto per il cristianesimo, per la sua tensione verso i poveri, i disgraziati, gli analfabeti o la sua devota ammirazione, seppur venata di polemica, per l'allora vescovo di Prato Pietro Fiordelli... E non è un caso che i due autori più letti in Francia, in quegli anni, siano Giovannino Guareschi e Curzio Malaparte. Il motivo? Per il mondo culturale francese fu l'unico modo per conoscere le tensioni culturali e politiche dell'Italia del dopoguerra. Credo che in tutti questi scritti ci sia un anticipo, in nuce, del suo futuro approdo al cattolicesimo. E proprio sulla sincera conversione non ebbero mai dubbi, due amiche http://locali.data.kataweb.it/kpm2glocx/field/image/kpmimage/1338172 http://www.caffeeuropa.it/immagini/malaparte/img/1.jpg http://www.larivistadelmare.it/img/Curzio%20Malaparte.jpg http://www.noveporte.it/dandy/dandies/img/malaparte5.jpg http://www.windoweb.it/guida/letteratura/letteratura_foto/curzio_mala... http://farm2.static.flickr.com/1096/1461874381_9268ce6c2e_o.jpg Devi eseguire l'accesso prima di poter postare i messaggi.
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