Gmail Calendar Documenti Reader Web altro »
Gruppi visitati di recente | Guida | Entra
Home page di Google Gruppi
Messaggio della discussione su Buonismo cattolico autolesionista-Il Corriere "protegge" Tettamanzi
Il gruppo nel quale stai postando è un gruppo Usenet. I messaggi postati in questo gruppo rendono la tua email visibile a chiunque su Internet
Il messaggio di risposta non è stato inviato.
Post riuscito
 
Da:
A:
Cc:
Risposta a:
Aggiungi Cc | Aggiungi Followup-to | Modifica oggetto
Oggetto:
Convalida:
A scopo di verifica, digita i caratteri visualizzati nell'immagine qui di seguito o i numeri pronunciati quando fai clic sull'icona per l'accesso facilitato. Ascolta e digita i numeri che senti
 
donquixote  
Vedi profilo  
 Altre opzioni 6 Lug 2008, 23:17
Newsgroup: it.cultura.cattolica
Da: "donquixote" <donquix...@tiscalinet.it>
Data: Sun, 6 Jul 2008 23:17:18 +0200
Locale: Dom 6 Lug 2008 23:17
Oggetto: Buonismo cattolico autolesionista-Il Corriere "protegge" Tettamanzi
MSMA
Vescovo di Crotone bacchetta Famiglia Cristiana, indispensabili
le impronte digitali ai rom
CITTA' DEL VATICANO -
L'Arcivescovo di Crotone monsignor Domenico Graziani bacchetta
Famiglia Cristiana. Come è noto, il settimanale Paolino ha  lanciato
un servizio molto critico nei confronti dell'iniziativa governativa
che propone di prendere le impronte digitali ai bambini di etnia rom
presenti in Italia. Monsignor Domenico Graziani, la cui Diocesi
si trova in una zona fortemente  interessata dal fenomeno
immigrazione dissente con garbo dal settimanale.
Eccellenza, il Ministro dell'Interno Maroni chiede di  raccogliere
le impronte digitali dei bimbi rom presenti in Italia.
Il settimanale Famiglia Cristiana è insorto: qual è la sua posizione?
"In linea teorica, ma solo teorica, Famiglia Cristiana parla bene.
Ma che ne sanno loro? Nel loro servizio partono dal classico
buonismo cattolico autolesionista che alla fine premia giochi o interessi
criminali molto più forti e presenti. Il parlare chiaro mi impone  poi di
dire che da tempo la sinistra cavalca la tigre dell'immigrazione
clandestina come strumento di lotta politica e non è giusto speculare su
drammi tanto forti e penosi".

      Insomma, Lei è favorevole alla presa delle impronte digitali.
"Nel concreto, si. Ho parlato a lungo con le forze di polizia, con
il Prefetto e mi sono fatto un'idea chiara.
Le impronte servono per dare un'identità a bimbi che spesso
non la hanno. Non possedendo dati documentali si prestano
al commercio degli organi, a delitti su commissione da parte di bande di
adulti senza scrupoli. Insomma, tutti noi chiediamo collaborazione alla
polizia e alle forze dell'ordine, quando qualcuno si muove come ha fatto
il Governo, ecco le critiche. È necessario dare un'identità a questi bimbi
proprio nel loro interesse e per stroncare traffici criminali".

      Passiamo all'immigrazione clandestina, la Santa Sede si è espressa
in senso contrario al reato o all'aggravante, Lei di che opinione è?
"Intanto non mi sembra giusto definirli clandestini, ma irregolari.
Ovvio che compito dei cattolici e della Chiesa è quello della solidarietà
e dell'accoglienza. Quello dell'immigrazione è un fenomeno disumano,
un vero business per pochi delinquenti. Credo che il problema vada
risolto con la collaborazione dei Paesi rivieraschi, anche se esprimo
la mia solidarietà alle forze di polizia. L'esodo ormai è una isteria
di massa e produce guadagni spaventosi per pochissimi. Ne parlo
con competenza di causa. Nella mia diocesi esiste un Centro
di temporanea accoglienza ormai ingestibile e lancio l'allarme:
è una vera bomba ad orologeria, ormai ingestibile".

Lozuavopontificio
Le critiche di "Famiglia Cristiana" e i bambini rom da salvare
Sul censimento dei rom il settimanale dei Paolini contro Maroni e i ministri
cattolici. Ma "Famiglia Cristiana" ha veramente ragione?
Eppure sarebbe bastato poco per scoprire che le impronte digitali
ai bambini sono previste da una norma Ue (regolamento numero 230 pubblicato
in Gazzetta ufficiale il 29 aprile 2008) che riguarda gli extracomunitari.
In effetti, il vero scandalo non sono le impronte digitali.
È il modo in cui vivono i bambini rom. E i veri razzisti, i veri barbari
sono quelli che, non facendo nulla, hanno consentito che tutto questo
continuasse, indisturbato per anni: bambini picchiati e costretti a
mendicare, bambini mutilati per fare più compassione, bambini mandati a
rubare e a prostituirsi, bambini minacciati, laceri, obbligati a restare
agli angoli delle strade fino a notte quando tornano stremati ai loro
cartoni infestati dai topi, bambini calpestati, tenuti al guinzaglio, usati
addirittura come cavie per addestrare i cani da combattimento. Ora
finalmente c'è qualcuno che interviene, che prova a dire basta a questi
orrori.

L'Occidentale
Famiglia Cristiana e la trappola del "cattolicesimo fai da te"
di Diego Randazzo
Quando Famiglia Cristiana mette il becco nelle questioni politiche in un
modo o nell'altro riesce a creare dibattito, a fare la notizia del giorno,
da ultimo con le critiche al governo sulla questione rom-impronte digitali.
È evidente che un settimanale con una tiratura di ben 800.000 copie sia
un importante strumento nella formazione dell'opinione pubblica.
Ciò che invece è meno ovvio è il reale motivo del maniacale
interessamento al settimanale paolino: l'idea del tutto ingiustificata
secondo cui Famiglia Cristiana, nelle sue critiche, esponga la vera
e ortodossa linea di pensiero cattolica su tutto quello che riguarda
attualità e oltre.

Ma è proprio così?
Davvero Famiglia Cristiana può essere preso come "secondo
magistero", magari da affiancare a quello ordinario?
Personalmente ne dubito.
Anzi, spesso e volentieri le sue boutade progressiste fanno pensare
il contrario. Uscite infelici che a suo tempo influirono molto, sembrerebbe,
nella decisione di sostituire Don Leonardo Zega con l'attuale Don Antonio
Sciortino. Ma a quanto pare ben poco è cambiato nella redazione della
rivista.

Lasciamo stare l'ormai classico nudo nella doccia, quella famosa pubblicità
che giustamente suscitò scalpore (mica si è cattolici come l'elettricità, a
fasi alterne...).
Per il resto gli esempi si sprecano: nel numero 17 di
quest'anno viene intervistata in occasione dei suoi ottant'ani
Margherita Hack, presentata dalla intervistatrice come un modello
scientifico e culturale da seguire.
Peccato che come è noto la suddetta considera, più o meno
testualmente, la religione come nulla più che una favola, non degna
di essere presa in considerazione da persone razionali e mature.
Oppure, sempre per rimanere ai tempi recenti, la copertina dedicata
a Cristicchi quando vinse Sanremo. La scusa era il tema trattato nella
canzone (la pazzia e la realtà dei manicomi), che secondo Padre Sciortino
giustificava tale scelta sebbene la persona in questione non facesse mistero
di anticlericalismo.

Quest'ultimo caso è particolarmente calzante perché rappresenta l'essenza
stessa del progressismo, del "cattolicesimo fai da te" che ha trasformato
i preti moderni in assistenti sociali e svilito la carità in vuota
filantropia. Mettere cioè da parte la Verità e i principi perché le cose
importanti sono ben altre, e peggio ancora metterli da parte temendo
che possano essere da ostacolo. Ottenendo come risultato una società
sempre meno cristiana e, come insegna Benedetto XVI, sempre più nemica
di se stessa perché nessuno le insegna più in cosa credere e quali sono
le sue radici.

Non voglio assolutamente insinuare che l'annacquamento progressista sia
caratteristica di tutto l'ordine paolino (ne conosco qualcuno davvero in
gamba). Però mi chiedo la ragione per cui nelle omonime librerie trovo
sempre "Perché non possiamo dirci cristiani, e tanto meno cattolici" del
mangiapreti Odifreddi - qualche volta anche in vetrina - e quando invece
una volta chiesi perché la casa editrice non ristampasse il bellissimo
"Pensare la storia" di Messori, la suora alla cassa mi rispose che
"le tesi del libro erano troppo forti".

Quindi finiamola una volta per tutte di prendere per oro colato tutto quello
che esce dagli editoriali del settimanale. Dal punto di vista della fedeltà
alla Chiesa ci sono tante altre riviste più meritevoli sebbene meno vendute,
due su tutte Il Timone e Studi Cattolici.

Settimo cielo
Impronte ai rom. De Marco difende i "ministri cattolici" e castiga "Famiglia
Cristiana"
Sandro Magister
Pietro De Marco, professore di sociologia della religione all'Università di
Firenze e alla Facoltà teologica dell'Italia Centrale, ci trasmette questo
suo affilato commento a proposito di un editoriale di "Famiglia Cristiana"
del 6 luglio 2008:

*

Il peggio del peggio. Questo melanconico pensiero mi ha subito sfiorato alla
lettura del testo integrale dell'ultimo editoriale di "Famiglia Cristiana",
di cui la stampa aveva già anticipato il tenore. Un testo
qualunquisticamente giocato sull'anti-politica ("prima però le impronte dei
parlamentari"!), oltre che diretto contro un governo composto da cattolici
che non si vorrebbe riconoscere come tali, comunque poco graditi non solo
a "Famiglia Cristiana", perché estranei alla vecchia guardia di Azione
Cattolica (o, più generalmente, alla classica formazione ecclesiale del
laicato destinato alla politica).

Purtroppo l'intervento della rivista dei paolini va oltre questo:
rappresenta bene i termini cui può accedere la volontà cattolica di entrare
nella rissa politica, quando venga a mancare un'accorta capacità di
consiglio dall'alto. "Famiglia Cristiana" non è un "libero organo" di preti
e laici qualsiasi; quello che il diffuso settimanale veicola fa opinione e
(o forse: perché) si riveste di una qualche ufficialità o rappresentatività
ecclesiastica.

Funzioni del genere esigono, però, responsabilità verso ciò che
"rappresentano"; non solo verso l'istituzione, ma anche verso lo stile, la
cultura, cattolici. Per quelle che sono le mie propensioni di giudizio, la
responsabilità di uno strumento che formi opinione pubblica deve esercitarsi
nel rigore intellettuale; e questa, del rigore e discernimento razionale, è
tradizione cattolica. Non mi stancherò di ricordarlo in questa nostra
inconsulta stagione di sfoghi e piagnistei.

La nota di "Famiglia Cristiana" afferma che "un ministro propone
il concetto di razza nell'ordinamento giuridico", e che "le schedature
etniche e religiose tornano ad essere patrimonio di governo"; "tornano"
perché, sia chiaro, si tratta della ripresa di disposizioni organiche alla
legislazione fascista, auspice oggi il "Dna familiare" di Alessandra
Mussolini. Senza contare che, in sé "la schedatura di un bambino rom,
che non ha commesso reato, viola la dignità umana".
Assistiamo inoltre alla "nascita di un diritto penale straordinario
per gli stranieri poveri"; infatti il governo intende togliere la patria
potestà ai genitori rom "solo per la povertà e le difficili condizioni
di vita" (sottolineatura mia) in cui versano con i loro figli.

"Famiglia Cristiana" non è l'unico organo di stampa a dire cose del genere,
anche se ambisce a qualche originalità di tono e di bersaglio; è anzi
in preoccupante compagnia. L'ipermoralismo dell'intelligencija invade
da giorni quotidiani, fogli di opinione e siti della sinistra.

Peccato, per tanto entusiasmo, che parte degli enunciati (quelli
allarmistici e vaticinatòri di nuovo razzismo) siano analogie infondate e
illogiche, e parte siano semplicemente falsi. Non hanno riscontro né in
documenti né in dichiarazioni governative: da cui invece si ricava che
l'obiettivo dell'azione concordata dei prefetti è "fare il censimento
e laddove necessario prendere anche le impronte digitali dei minori,
a tutela dei minori".

"La Stampa" di Torino del 1 luglio 2008, riportando ampiamente le tesi di
"Famiglia Cristiana", ha avuto il buon senso di affiancare alle deprecazioni
del settimanale la freschissima notizia (che è solo conferma di dati
obiettivi, noti da tempo) dei risultati dell'inchiesta del procuratore capo
di Verona, su gravi strumentalizzazioni di minori per reati pianificati e
continuati in Liguria e Veneto, accompagnate spesso da disconoscimento di
paternità del minore in caso di suo arresto. L'iniziativa del ministro degli
interni è, dunque, richiesta da un quadro di reati diffusi e abituali entro
la reticolarità delle famiglie rom, anche se non coestesi all'intera
comunità nomade. Questi reati si configurano, in particolare,
con l'aggravante della "associazione per delinquere finalizzata
a compiere furti mediante lo sfruttamento di minori", oltre a contemplare
"maltrattamento e abbandono di minori".

È evidente ad ogni cittadino ragionante che l'accertamento d'identità dei
minori non mostra uno "stato di polizia feroce" (sono passati quarant'anni,
anche di resipiscenza, dai tempi in cui si poteva usare a vanvera questo
eloquio; o non sono passati?), ma provvede a un'applicazione delle leggi
fondamentali per la protezione dell'infanzia, con riferimento anche alla
fattispecie di "riduzione alla schiavitù" in famiglie e "associazioni",
integrandola in una prassi di prevenzione del crimine (sui minori stessi e
mediante minori su terzi).

Ma le reazioni emotive e mobilitanti dell'intelligencija sono per se stesse
oniriche, lo sappiamo; anche nel nostro caso non un solo scenario evocato
come conseguenza del previsto censimento è plausibile. Si è parlato, anche
per le accuse di "Famiglia Cristiana", di forme deliranti; i dati di realtà
sono infatti gli unici dati ad essere assenti dalla "imagérie" terroristica
dei critici, come nel caso dell'enunciato: "dalla schedatura dei bambini rom
a quella degli ebrei e dei gay il passo è breve".

Vorremmo che da questa effervescenza delirante, che monta
emotivamente ma ha obiettivi coscienti (anche di lotta entro
la sinistra), l'intelletto cattolico si emancipasse.
Vale l'esempio delle cose razionali e umane che ha detto Paolo Grossi
a "Libero" del 1 luglio 2008, nello stile della sua profonda intelligenza
cattolica: "C'è bisogno di norme. Devono dominare accettazione
e convivenza. È necessario chiedere a questi rom l'identità,
la residenza; e questa non è discriminazione.
Ai cittadini, siano essi connazionali o rom, bisogna chiedere
responsabilità sociale, devono essere consapevoli di vivere
in una comunità dove ci sono regole da rispettare".

Così appare almeno sensata, se ne mettiamo tra parentesi il rituale
polemico, la dichiarazione dell'Opera Nomadi Sezione del Lazio (anch'essa
del 1 luglio) che affianca a critiche ragionate la propria disponibilità
alla "campagna di identificazione" delle comunità rom.

Alla doverosa iniziativa di prevenzione (contro la endemica, connivente
inerzia, finora, di istituzioni e società civile) che coniuga protezione
dell'adolescenza e lotta al crimine, adottata dal ministero degli interni,
andrà allora unito un ulteriore capitolo di creatività giuridica, che sempre
ripropongo quando si tratta di relazioni tra "culture": il negoziato,
l'intesa, con comunità "non nazionali", o nazionali atipiche, presenti
sul territorio, negoziato che associ in patti reciprocamente vincolanti
il "riconoscimento" di una cultura e il suo legittimo disciplinamento
e autodisciplinamento.

La sregolata retorica anti-potere (persino di penna ecclesiastica)
di un'intelligencija che chiamerei neoprogressista-solidaristica,
è, invece, il peggio del peggio.
Preda di luoghi comuni, lo sfogo incontrollato (come l'indecente
battuta sulla Mussolini) in bocca cattolica è "corruptio optimi". Si insinua
che dietro a questa inconsueta agitazione, non solo di "Famiglia Cristiana",
vi sia un "expedit" della attuale segreteria di stato vaticana. Non mi pare
pensabile. Al di là delle opinioni personali del, e di ogni, cardinale
segretario, un alto ruolo plasma l'uomo, gli impone le sue regole, il suo
carisma d'ufficio. Una delle più importanti funzioni di governo della Chiesa
universale è regolata, oltre che dalla volontà del pontefice, dalla propria
storia, direi dalla propria essenza, da un carisma secolare che procede
secondo ragione. Niente può convenirle meno dell'incontrollata
patetizzazione delle cose.

Santosepolcro
Famiglia Cristiana smentita dall' Arcivescovo Graziani.
Ho sempre affermato che certe minoranze rumorose e ben supportate
dai media cattocomunisti sono spesso dannose ad un' immagine
della Chiesa Cattolica che deve essere ben vicina ai problemi reali
della gente. In netto contrasto con tali problemi vanno le recenti
dichiarazioni di Famiglia Cristiana, che meglio dovrebbe chiamarsi
Famiglia Ecumenica, Famiglia Cattocomunista o Famiglia Conciliare.
Giornale da troppo tempo schierato tra i Cattolici di sinistra,
sonoramente battuti e strabattuti negli ultimi anni sia nei Sinodi
che negli Conclavi e che in questi giorni si è schierato contro le impronte
digitali per i piccoli Rom; magari dimentico di quante violenze
siano costretti a subire non solo i piccoli zingari dai loro
mandanti/protettori/padri/padroni, ma anche coloro che subiscono
furti, aggressioni e scippi ogni giorno.

A prendere le distanze da queste sconcertanti affermazioni, è prontamente
intervenuto l' Arcivescovo di Crotone-San Severina, Monsignor Domenico
Graziani, già noto per aver definito i Dico un provvedimento "penoso" ed
essere stato uno dei precursori del Family Day, con una manifestazione del
2007 in cui fece suonare tutte le campane della Diocesi:"La Famiglia  è un
punto di partenza per compiere un progetto e certo non vogliamo che ci sia
un mutamento di ciò. La piazza non può essere lasciata in mano a dei
facinorosi ed è per questa motivazione che stasera ci siamo ritrovati per
esprimere la nostra opinione. Noi non vogliamo predicatori parlamentari.
Servono persone che vogliano orientare la nostra legislazione verso principi
Cristiani", queste le sue dichiarazioni di allora.

Monsignor Graziani, Membro autorevole della Commissione CEI per le
Migrazioni, ha rilasciato un' intervista che non le manda certo a dire alla
rivista dei Paolini: "In linea teorica, ma solo teorica - spiega
l'arcivescovo - Famiglia Cristiana parla bene. Ma che ne sanno loro?
Nel loro servizio partono dal classico buonismo cattolico autolesionista
che alla fine premia giochi o interessi criminali molto più forti e
presenti.
Il parlare chiaro mi impone di dire - aggiunge il prelato - che da tempo
la sinistra cavalca la tigre dell'immigrazione clandestina come strumento
di lotta politica e non è giusto speculare su drammi tanto forti e penosi".
Dichiarandosi favorevole al provvedimento, anzi, auspicandolo al proprio
Prefetto, l'Arcivescovo si è reso portavoce della gente comune,
dei tantissimi Abele calpestati dai vari Caino di turno, che godono
della protezione di chi vive fuori dalla realtà quotidiana.

http://www.crotone.chiesacattolica.it/DOMENICO%20GRAZIANI.jpg

http://www.crotone.chiesacattolica.it/Stemma_Zoom.jpg

Magdi Cristiano Allam
Perché difendo il ministro dell'Interno Maroni nella decisione di far
prendere le impronte digitali ai rom a tutela dei bambini

La mia denuncia della censura del Corriere della Sera che ha eliminato
un riferimento critico a taluni esponenti della Chiesa cattolica e a
organizzazioni cristiane ammalate di relativismo, buonismo e politicamente
corretto

Autore: Magdi Cristiano Allam (Corriere della Sera,1-7-08)

Cari amici,
Vi propongo la versione integrale del mio commento pubblicato
oggi, martedì primo luglio, sul Corriere della Sera a pagina 38
dal titolo "Quanta ipocrisia negli attacchi a Maroni".
E' l'unico di quattro interventi odierni del Corriere della Sera
a difesa dell'iniziativa del ministro dell'Interno Roberto Maroni
di far prendere le impronte digitali a tutti i rom residenti
in Italia, compresi i minorenni, al fine di salvaguardare proprio i bambini
dalle aberranti condizioni esistenziali a cui sono costretti, nella gran
parte dei casi sottratti al dovere della scuola dell'obbligo e ridotti nella
schiavitù di chi mendica, ruba o si prostituisce per volontà degli stessi
familiari.
Al tempo stesso auspico che, così come d'altro canto è già previsto dal
governo con la nuova carta d'identità elettronica a partire dal 2009, che le
tecnologie biometriche di identificazione individuale facciale o dell'iride,
si applichino a tutti, cittadini e immigrati, indistintamente.

Il Corriere della Sera ha ritenuto, con una decisione che non condivido e
che considero lesiva della mia libertà d'espressione, censurare un passaggio
del mio commento in cui critico alcuni esponenti della Chiesa cattolica e
organizzazioni cristiane. Questo è il testo originale:

"Ciò è avvenuto con l'indecorosa complicità di taluni prelati della Chiesa
cattolica e di organizzazioni cristiane impegnate nel sociale, che
sbandierano a senso unico il vessillo della dignità umana e della giustizia,
come se fossero dei valori ad esclusivo appannaggio degli immigrati;".

E questo è il testo pubblicato dal Corriere della Sera:

"Ciò è avvenuto con prese di posizione che sbandierano a senso unico il
vessillo della dignità umana e della giustizia, come se fossero dei valori
ad esclusivo appannaggio degli immigrati".

Il Corriere della Sera ha voluto quindi eliminare del tutto il riferimento a
certi settori della Chiesa cattolica e alle organizzazioni cristiane.

Mi è stato spiegato che avrebbe potuto irritare il cardinale Dionigi
Tettamanzi, arcivescovo di Milano, che aveva definito una "violazione dei
diritti umani" lo sgombero dei campi dei rom.

La mia critica era in realtà molto più ampia perché purtroppo, l'ideologia
deleteria del relativismo, del buonismo e del politicamente corretto è
alquanto diffusa in diversi ambienti ecclesiali e cristiani. Penso ad
esempio alle sortite della Caritas, della Fondazione Migrantes, della
Comunità di S. Egidio, del settimanale "Famiglia Cristiana".
Mi domando come sia possibile che proprio io, che ho aderito liberamente e
convintamente alla fede cristiana e ho avuto il dono del battesimo dalle
mani del Santo Padre tre mesi fa, venga censurato per delle legittime e
documentate critiche ad alcuni esponenti della Chiesa, mentre il Corriere
della Sera che non è mai stato un giornale con particolari simpatie per la
Chiesa cattolica ricorra alla censura per non irritare la suscettibilità di
questo o di tal altro esponente cattolico o cristiano?

Mi domando come mai quando ero musulmano laico e liberale
mi si permetteva di criticare anche duramente le posizioni degli
integralisti, estremisti e terroristi islamici, mentre oggi - animato
dallo stesso spirito libero - mi ritrovo nell'impossibilità di criticare
quella parte della Chiesa e della Cristianità che è ammalata di relativismo,
buonismo e politicamente corretto?

Prima sull'introduzione del reato di immigrazione clandestina e poi sul
rilevamento delle impronte digitali dei rom, compresi i minorenni, l'Italia
ha dato prova di una grave lacuna del senso dello Stato, della cultura della
verità, del bene comune e dell'interesse della collettività. Mettendo in
scena l'ennesima vergogna nazionale, a suon di menzogne, insulti e
criminalizzazione della controparte da parte di una sinistra, presente nella
politica, nella magistratura, nelle forze dell'ordine e nel mondo
intellettuale ed accademico, che non riesce a guarire del tutto dal
velleitarismo e dal massimalismo ideologico.
Ciò è avvenuto con l'indecorosa complicità di taluni prelati
della Chiesa cattolica ed organizzazioni cristiane impegnate
nel sociale che sbandierano a senso unico il vessillo
della dignità umana e della giustizia, come se fossero dei valori ad
esclusivo appannaggio degli immigrati; di esponenti della comunità ebraica
che hanno evocato la tragedia dell'Olocausto facendo un parallelismo
quantomeno azzardato tra Hitler e Berlusconi; di agenzie delle
Nazioni Unite che dovrebbero risolvere il dramma degli immigrati,
la catastrofe alimentare e la difficile infanzia nel mondo, ma che sono
i primi a dare un pessimo esempio sul piano dell'integrità etica e
dell'efficienza organizzativa.
Ed è così che in modo assolutamente pretestuoso, all'indirizzo del ministro
dell'Interno Roberto Maroni, sono volate delle pesanti condanne,
qualificando la decisione di far prendere le impronte digitale dei rom come
"nazista", "xenofoba", "razzista", "barbara". Quanta mistificazione della
realtà dei fatti dal momento che si tratta di un provvedimento ampiamente
adottato dalle democrazie occidentali, al pari del reato di immigrazione
clandestina che esiste in tutti i paesi europei.
Quale degenerazione etica all'insegna del buonismo che è esattamente
l'opposto del bene comune, traducendosi in un male che è tale sia
per gli italiani sia per gli immigrati.
E che aberrazione sul piano operativo l'orientamento a imbrigliare,
impantanare e affossare l'azione del governo, con l'unico scopo
di poter trasformare la sua sconfitta politica in un vantaggio mediatico
monetizzabile in un accresciuto consenso popolare
per vincere alle prossime elezioni.
L'ipocrisia denunciata da Maroni è l'atteggiamento di chi non vuole vedere
che si tratta di un provvedimento che mira ad emancipare i piccoli rom da
una diffusa situazione di degrado materiale e di sfruttamento disumano, o di
chi limitandosi ad enfatizzare il coinvolgimento di bambini nella strategia
della sicurezza nazionale, finisce per far credere che in Italia non ci
sarebbe un'emergenza legata alla criminalità e dal deleterio impatto
ambientale legati alla presenza dei rom. Eppure si tratta di una realtà a
tal punto vera e a tal punto pericolosa che oggi anche i sindaci delle città
più buoniste d'Italia, a cominciare da Bologna, Firenze e Torino, non a caso
delle tradizionali roccaforti della sinistra, si sono riconvertiti in
paladini della "tolleranza zero" nei confronti dell'illegalità. Mentre i
sindaci delle città che buoniste non lo sono affatto, a cominciare da
Treviso, Verona e Cittadella, guarda caso amministrate dalla Lega Nord,
emergono sempre più come un modello a cui far riferimento a livello
nazionale perché sono riusciti, ed è questo il risultato veramente
significativo, a migliorare la qualità di vita sia degli italiani sia degli
immigrati. Perché, questa è la lezione da trarre, solo le regole certe e
rispettate tutelano il bene comune e l'interesse della collettività.
Purtroppo l'Italia è diventato il Paese senza regole. Come è possibile che
dei circa 160 mila rom insediati sul territorio nazionale, in 70 mila hanno
ottenuto la cittadinanza italiana senza conoscere adeguatamente la lingua
italiana, ignorando la cultura italiana, disprezzando i nostri valori e
violando sistematicamente le nostre leggi? Come è possibile che del 70% dei
rom che nascono in Italia, ben il 37% finisce in un piano di inserimento
sociale per una condotta di chi si considera non solo estraneo ma persino
ostile alla società che gli dà la cittadinanza e l'insieme dei mezzi
materiali per sopravvivere?
Ebbene se proprio non ci piacciono le impronte digitali perché evocano la
scena del criminale arrestato e sottoposto a interrogatori, la tecnologia
biometrica oggi ci offre una molteplicità di alternative, dal riconoscimento
facciale e dell'iride, per nulla invasive. Ed è bene che questa moderna
identificazione individuale concerni tutti noi indistintamente.
Ma l'importante è agire bene e subito per affrontare e risolvere
i problemi seri e attuali che ci riguardano indipendentemente dal fatto
che siamo di destra o di sinistra.

Cari amici, andiamo avanti insieme da Protagonisti per l'Italia dei diritti
e dei doveri, del bene comune e dell'interesse nazionale, promuovendo un
Movimento della Verità, della Vita e della Libertà, per una riforma etica
dell'informazione, della società, dell'economia, della cultura e della
politica, con i miei migliori auguri di successo e di ogni bene.
Magdi Cristiano Allam

Paparatzingerblog
Leggo e resto allibita:

"Mi è stato spiegato che avrebbe potuto irritare il cardinale Dionigi
Tettamanzi, arcivescovo di Milano....."

Ah davvero? Sapesse il Corriere quanto siamo "irritati" noi Cattolici quando
leggiamo articoli ed editoriali che potrebbero "irritare" Benedetto XVI...
Prendo atto del fatto che il Corriere della sera si preoccupa cosi' tanto
dei sentimenti del cardinale.
Magari in futuro potrebbe usare lo stesso zelo anche con il Santo Padre
sempreche' decida di riprendere a pubblicare qualche articolo sulla sua
attivita', considerato il silenzio di questi giorni.
Comunque le riflessioni di Magdi Cristiano Allam spiegano molto, ma molto,
dell'atteggiamento differente del Corriere nei confronti di Benedetto XVI,
e nei confronti del o, meglio, dei cardinali di Milano.
Raffaella

http://i28.tinypic.com/2qjek5f.jpg

http://i32.tinypic.com/5e9y6b.jpg

Il Duomo di Milano nell'era tettamanziana
http://farm4.static.flickr.com/3150/2631170789_3729f47809.jpg?v=0

Se non son fiXXX non le vogliamo (svettanti sul Duomo di Milano)
http://tinyurl.com/6jyfcd


    Rispondi all'autore    Inoltra  
Devi eseguire l'accesso prima di poter postare i messaggi.
Per pubblicare un messaggio è necessario, innanzitutto, partecipare a questo gruppo.
Aggiorna il tuo nickname nella pagina delle impostazioni dell'iscrizione prima di postare i messaggi.
Non sei autorizzato a postare messaggi.

Crea un gruppo - Google Gruppi - Home page di Google - Termini di servizio - Norme sulla privacy
©2009 Google