Espressonline Sandro Magister Legionari di Cristo: obbedientissimi al papa, più dei gesuiti Venerdì 16 giugno Benedetto XVI ha ricevuto in udienza privata il direttore generale dei Legionari di Cristo, padre Alvaro Corcuera.
Il sito web dei Legionari (in inglese) ha dato grande evidenza all'udienza, la prima concessa dopo che la Santa Sede ha obbligato il fondatore della congregazione, padre Marcial Maciel, a ritirarsi a vita privata, in preghiera e penitenza.
Nel corso dell'incontro, padre Corcuera ha consegnato nelle mani di Benedetto XVI un suo messaggio scritto, riprodotto integralmente nel sito. In esso, il capo dei Legionari esprime adesione "incondizionata" al papa, facendo di tale obbedienza un distintivo caratterizzante la Legione.
Il papa ha molto apprezzato questo atto di sottomissione, stando a quanto riferito da padre Corcuera in una sua lettera successiva all'udienza, indirizzata a tutti i membri della Legione e del Regnum Christi.
Né in questa lettera né nel messaggio consegnato da padre Corcuera al papa si fa cenno a padre Maciel. Silenzio molto significativo, in un'istituzione che fino a poco tempo fa ha fatto perno sempre e soltanto sul fondatore.
La sottolinatura dell'obbedienza al papa come distintivo della Legione fa pensare che questa voglia prendere il posto dei gesuiti, per i quali tale obbedienza ha costituito sin dalle origini una sorta di "quarto voto", applicato però da qualche decennio in forme giudicate da Roma troppo flessibili.
Mi sembra assurdo paragonare il voto dei Gesuiti all'impegno dei legionari. Quando e come i Gesuiti avrebbero mancato al loro voto di obbedienza al Papa ? Ciao
> Mi sembra assurdo paragonare il voto dei Gesuiti all'impegno dei > legionari. > Quando e come i Gesuiti avrebbero mancato al loro voto di obbedienza al > Papa?
Magister non dice che i gesuiti hanno mancato, almeno dal punto di vista formale, al loro voto di obbedienza al papa, dice che tale voto è stato applicato dai gesuiti, da qualche decennio, in forme giudicate da Roma troppo "flessibili". La crisi dei gesuiti, come quella di gran parte della Chiesa, nasce nel periodo del post-Concilio, e coincide con l'elezione a generale di padre Pedro Arrupe, nel 1965. Nell'ambito dell'ordine si dà purtroppo molto spazio alle consultazioni di base, nascono tendenze favorevoli alla "teologia della liberazione", influenzata dal marxismo, le università e i centri culturali dei gesuiti diventano fonti di una "coscientizzazione sociale" ispirata a ideologie di sinistra, si avviano esperimenti di "impollinazione" tra Vangelo e culture e religioni orientali, che portano alla fondazione di ashram misti cattolico-induisti, e sfociano nel sincretismo, ecc. Le conseguenze pratiche sono immediate e impressionanti: tra il 1965 e il 1975 gli effettivi dei gesuiti calano da 36.038 a 29.436, con un ritmo di 800 defezioni all'anno. Nel momento in cui la congregazione generale dei gesuiti sembra orientata a togliere il carattere sacerdotale della compagnia, e ad allentare il vincolo speciale di soggezione al papa, Paolo VI interviene duramente. "Potrà la Chiesa confidare come sempre in voi?" scrive Paolo VI ad Arrupe il 15 febbraio 1975, rigettando certi decreti dell'assemblea generale dei gesuiti, "come potrà ora essa affidare alla Compagnia, con l'animo sgombro da timori, la prosecuzione di compiti tanto importanti e delicati? Dove andate?". Dove stanno andando i gesuiti lo fa capire chiaramente padre Vincent O' Keefe, americano, braccio destro di Arrupe e numero due della Compagnia, che, in una intervista rilasciata nel 1978, chiede di rivedere il divieto nei confronti dei contraccettivi artificiali, di ammettere le donne al sacerdozio, e di consentire ai preti di sposarsi. Papa Wojtyla fa capire di volere rimettere le cose a posto, soprattutto dopo che Arrupe ha scritto in una sua lettera: "Rispetto ai marxisti, dobbiamo mantenerci sempre disposti al dialogo. Inoltre, non dobbiamo neppure rifiutare delle collaborazioni concrete che possono essere richieste dal bene comune." Il 7 agosto del 1981 Arrupe viene colpito da una trombosi cerebrale. Il vertice della Compagnia, contraddicendo palesemente la volontà del papa, decide di nominare vicario generale padre O'Keefe. Papa Wojtyla reagisce prontamente e duramente: O'Keefe viene esautorato d'autorità, vengono sospese le regole interne della Compagnia e decapitati gli organi costituzionali dell'ordine, e nominato un delegato personale del papa, Paolo Dezza, munito di pieni poteri. La Compagnia di Gesù viene commissariata, un provvedimento che non ha precedenti nella storia dell'ordine. Il commissariamento è una chiara sconfessione del governo interno dei gesuiti, e dimostra che il papa non ha fiducia nella capacità della Compagnia di riformarsi nello spirito della fedeltà alla Chiesa e al suo capo. Con l'elezione a generale di Hans Kolvenbach è cominciato un lungo processo di pieno recupero dell'ordine, che non si può considerare completato a tutt' oggi. Cordiali saluti.