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Messaggio della discussione su Il calcio secondo me
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Moska  
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 Altre opzioni 26 Set 2003, 13:57
Newsgroup: it.arti.trash
Da: "Moska" <mo...@moska.it>
Data: Fri, 26 Sep 2003 13:59:07 +0200
Locale: Ven 26 Set 2003 13:59
Oggetto: [Post XXL] Il calcio secondo me
Ammé, come penso alla maggior parte degli italiani
poeti-santi-navigatori-commissaritecnici, il calcio piace perché c'è tutto
un mondo intorno. Adroro le chiacchiere inutili a oltranza, i sogni
innescati da una campagnia acquisti faraonica, la polemica sul fuorigioco sì
fuorigioco no, che certe volte arriva pure all'ordine del giorno di una
seduta parlamentare. Godo davanti a moviole, moviolone, ralenti e
controcampi. Mi piace vedere due giornalisti sportivi faziosi che si
insultano e vedere uno dei due che, esasperato, a un certo punto lascia la
sua postazione in aperta polemica anche con il conduttore, perché, dice, Se
devo venire qui a fare il buffone, no, grazie, c'ho una mia dignità. Mi
piace leggere un'inutile sequela di numeri pallosi che si vogliono far
passare per statistiche, modello Tosatti. Certe volte, mi chiudo in camera e
fingo un litigio tra Serse Cosmi e il presidente Gaucci, che quando faccio
Serse mi
metto il cappellino e quando faccio Gaucci, me lo tolgo. Videoregistro i gol
brutti, i gol di culo, i gollonzi, i questo lo segnavo anch'io, ma anche i
gol sbagliati a portavuota con i giocatori che poi cascano tutti giù per
terra e tirano un porco di qua e uno di là, con i compagni che danno loro
una pacca sulla spalla ma in fondo in fondo si vede che li compatiscono e li
scherniscono e godono come maiali, perché l'attaccante è egoista, si sa. Mi
piace sapere che c'è chi pensa che i forti vincono sempre e i brocchi no,
così dovrebbe essere, questa è la premessa, si dice al bar sport, e invece i
soldi fanno la felicità sportiva e allora questo corrompe gli arbitri,
quello regala i rolex ai designatori e poi le partite si comprano e si
vendono anche col trepperdue; così va il mondo, signora mia; e sapere che
c'è gente ancora convinta che un solo errore - magari l'unico di quel
campione - possa decidere il senso di una stagione, quelli sono i miei
preferiti, ve li raccomando.
Ammiro il presidentedelconsiglio in carica perché raccatta voti sfruttando
le metafore calcistiche, non tutti ne
sarebbero capaci. Mi sollazzo quando qualcuno cita le frasi storiche di
Boskov, tipo che rigore è quando arbitro fischia o Gullit è come cervo che
esce di foresta, mi scompiscio proprio. Mi piacciono, lo ammetto, anche gli
aspetti del calcio che i benpensanti ritengono più beceri: i megastipendi
dei giocatori, gli affari sporchi dei procuratori, gli anticipi e i
posticipi a causa delle pay-tv anche se d'inverno i campi sono ghiacciati e
poi con quella nebbia, diomio, noi qui dalla curva non si vede niente,
accendi la radiolina che almeno sentiamo tuttoilcalciominutoperminuto. So a
memoria tutte le teorie del professore Franco Scoglio, soprattutto quella
della confusione organizzata, che ho
provato ad applicarla anche nella vita e anche se non ha funzionato al
meglio, fa niente, non sono queste le cose che contano, nella vita vera
intendo.
Sbrodolo quando sento parlare di plusvalenze, qualsiasi cosa siano. Non mi
stanco mai di sentir dire che il pallone è rotondo, le partite durano
novantaminuti e che il fuoriclasse può essere un fantasma per tutta la
partita ma gli basta un guizzo, un'intuizione e tac, la partita è risolta.
Ritengo un progresso fondamentale la quotazione delle società calcistiche in
borsa, con i falli laterali e la diagonale difensiva che si confondono con
l'insider trading e le stock option. Tiro fuori il pallottoliere tutte le
volte che si parla di 4-4-2 o 5-3-2, così mi faccio i conti, e rido come un
porco quando uno dice che la squadra non gira perché il 4-4-3 non ha
funzionato, ah ah ah, beccato, non sa neanche contare, lo sai o non lo sai
che il portiere non si conta negli schemi, ma atté chi te l'ha insegnata la
matematica, Gargamella?
Mi piace il gossip su chi si scopa quello o quell'altro, sulle veline e
letterine e punteggiaturine; le indiscrezioni sulle serate discotecare dei
calciatori che sono pappaeciccia con quelli che nel pomeriggio, sul campo,
gli han fatto un mazzo tanto: questo non me lo perdo mai sui giornali
scandalistici, che a volte compro senza aspettare di andare dal
parrucchiere. Resto ipnotizzato ogni volta che vedo andare il pendolino di
Mosca di qui e di là: al ventiduesimo Ronaldo, anzi no autorete di Iuliano
con la scapola, il gol del 6-5 lo segna Montella al 97', e non resisto alla
suspance delle sue bombe, bombeammano e tricchettrack.
Se sono in vena imito Giampiero Mughini, costruisco tutto un discorso
arzigogolato e infarcito delle più fini citazioni letterarie e filosofiche
per poi dire una cazzata che non sta né in clielo e né in terra. Mi
trascrivo i discorsi di Enzo Turbominchia Catania, chissà che un giorno non
mi possano tornare utili, lui è un maiale e non si butta via niente. Studio
la biografia di quelli che ce l'hanno fatta, che si sono fatti da soli, come
nel sogno americano, nell'american way of life, che prima erano ferrovieri
colla terza media, e poi sono diventati i padroni del calcio, e tutti zitti,
quando parla lui, sennò te la fa pagare, Moggi. Tiro un sospiro di sollievo
quando scopro che i calciatori in pensione restano comunque nel giro, perché
fanno i talent scout, i procuratori, i commentatori delle televisioni
private, i
televenditori di elettrostimolatori e non è più come una volta che
appendevano le scarpe al chiodo e al massimo aprivano un ristorante per
camionisti.
Ammiro i calciatori che sfruttano la propria immagine per sostenere un uomo
politico, come quella volta che un ex milanista, forse Massaro, s'era
presentato con la spilletta di Forzaitalia infilata nel bavero. Sono
contento che i figli dei calciatori siano tutti fenomeni e facciano faville
nelle giovanili della squadra del padre. Mi piace sentire l'espressione
"prestito con diritto di riscatto", mi suona ambigua ma intrigante. A volte
desidererei essere la fidanzata o la sorella o la madre di un calciatore,
solo per essere invitato a Quelli che il calcio.
Sto pensando di colorare le pareti della mia camera di un rosso posticcio
tendente all'arancione barocco, come i capelli di Suamaestà Aldobiscardi.
Approposito, esulto quando vedo che al Processo invita politici della prima
e della seconda repubblica, che siano di destra, di sinistra, su, giù,
centro. Che spesso invita anche magistrati, giornalisti, soubrette ed ex
esponenti della loggia massonica P2, tutto fa brodo che cola. Sto cercando
di imparare a fischiare come Trapattoni, e di parlare tedesco come lui. Rido
di gusto sui doppisensi legati ai nomi dei giocatori, Eh sì quel giocatori è
proprio uno Strunz!, o il Milan stringe per Kakà, e lo sapevate che una
volta un tizio che ha segnato una
tripletta si chiamava Pompini e allora un giornale ligure aveva intitolato
"Pompini a raffica!"?, ah ah ah, eppoi come dimenticare Felice Evacuo della
Lazio, no, non me lo dimentico, troppo ridere ogni volta che lo sento
nominare.
Sogno di avere una valletta personale che mi legga tutta la schedina uno,
ics, due, e anche se non faccio tredici fa niente, del resto ormai si vince
molto ma molto di più col Superenalotto. Mi piace, d'estate, leggere le
pagine dei quotidiani sportivi, tutti e tre (e adesso pure Controcampo di
Big Jim Piccinini), che anche se non c'è il calciogiocato, almeno mi leggo
le indiscrezioni su dove andrà il tal calciatore, che ancora non lo sa di
sicuro, però è certo di essere pronto per una grande società, al
grandesalto, anche se fino a qualche mese prima faceva la riserva in ciddue,
ma il calcio è bello anche per questo, chiunque può accarezzare il sogno di
giocare nella cattedrale del calcio Sansiro anche se ha i piedi che sono due
mozzarelle di bufala.
Non mi perderei per niente al mondo le telecronache delle partite ma non per
sentire il cronista o vedere la gara, nonono, mi piace un sacco sentire i
commenti tecnici della spalla del cronista, come per esempio Aldoserena che
dice almeno una volta a partita la parola "frangiflutti", non importa in che
contesto, basta che la dica. Mi piace il
nome dell'arbitro Paparesta, non chiedemi il perché.
Sostengo la causa di chi vuole i sensori nelle porte, la moviola a
bordocampo e le ricetrasmittenti per gli arbitri; scenderei in piazza per
chiedere a gran voce queste rivoluzioni, se solo ne avessi voglia.
Ho un rispetto quasi religioso per i riti scaramantici del calcio, tipo che
devi dire sempre che perderai una gara, sennò poi la perdi davvero, e pure
il sale sul campo, i cornetti rossi, il prete in ritiro, la benedizione del
Papa (Santopadre, perdonali, non sanno ciò che fanno), il numero di maglia
che non dev'essere il tredici o il diciassette, sempre lo stesso albergo, il
bacio sulla testa pelata prima della gara; piccoli gesti innocenti che a
volte si accompagnano a veri e propri esorcismi di maghe, streghe,
fattucchiere, wannemarchi e maestridonascimiento.
Seguo con interesse le discussioni sul fatto che ormai la Serie A non è più
il campionato più bello del mondo, nonono, ma il più difficile sì, che ogni
partita è una battaglia, mica è facile vincere contro le squadre di
mediobassa classifica che si chiudono a riccio dietro e vai a scardinarle,
quelle difese lì. Le grandi poi, d'estate, hanno una lista della spesa che
se comprassero tutti quei giocatori "sicuri" (manca solo la firma, l'arcordo
economico tra le società, il sì del procuratore), avrebbero la squadra
titolare, la squadra riserve, la squadra riservedelleriserve, la squadra
mobile, la squadra antiscippo e così via. Mi chiedo sempre come faccia
Varriale a essere diventato un giornalista sportivo, ma lo ammiro quando è a
bordocampo della partita della Nazionale e se la ride di gusto, solo la
Madonna sa perché.
Rimango incantato di fronte a quei tifosi che sanno a memoria la formazione
della loro squadra, anche al contrario, o in ordine alfabetico, o anche
casuale. Partecipo al dolore di quegli ultras inquadrati sugli spalti mentre
piangono dopo una sconfitta, e i colori della loro squadra che s'erano
dipinti in faccia che si sciolgono e scolano lentamente sulle magliette
ufficiali da 70/80 euro cadauna, IVA compresa. Mi sollazzo vedendo quei
tifosi in curva che si siedono sulla ringhiera e incitano dal primo
all'ultimo minuto la folla col megafono, sempre con la faccia verso la curva
e mai verso il campo, perché questi novelli tribuni del popolo hanno pagato
il biglietto e non vedono una sola azione di gioco, e poi ci credo che
buttano giù i motorini dal secondo anello, o incendiano i seggiolini o vanno
a casa e picchiano la moglie e i figli e i colleghi di lavoro e il capo del
personale e il parroco e il sindaco e tutti gli altri; vorrei vedere voi, al
posto loro.
Non resisto: quando compro qualsiasi quotidiano vado subito in fondo, nello
sport, e mi soffermo sulle notizie più strane, curiose, inquietanti, tipo
quel calciatore che s'è finto più giovane e s'è procurato documenti falsi
perché sennò gli ammazzavano la madre o il padre o la zia o chiccazzo fosse,
o quell'altro a cui hanno rapito il fratello ma mica per estorcere danaro,
nonono, era per una causa politica indipendentista, ma mica l'ho capito
bene; o quello che è stato ammazzato perché ha fatto un autogol ai mondiali,
o l'altro ancora che viaggiava a centocinquanta con la ruotina di scorta
della Porsche, che lo dicevano tutti che era un coglione e primaoppoi
qualche cazzata ce la si poteva aspettare. Mi piace quando si fraintendono
le parole dei giocatori, che viene fuori un casino, che quello lì ha detto
Boiachimolla e allora è un fascio, e allora proteste di associazioni
politiche, associazioni ebree, associazioni dei consumatori, associazioni a
delinquere.
Mi piacciono le scritte sotto le magliette, Maria ti amo, 100 gol, Vi ho
purgato ancora. Ho provato e riprovato a rivoltare la maglia in testa e
correre lo stesso come faceva Ravanelli, ma proprio non ci riesco, vado a
sbattere ovunque. So che è ridicolo pensare che un giocatore sia stupido,
che ti aspetti da uno che ha lasciato al scuola a dieci anni per fare gli
allenamenti due volte al giorno?, ma che bello vedersi arrivare in posta
elettronica la duecentesima barzelletta sulla sua ignoranza, tipo che la
maestra dice a Totti, Fammi una frase con i gerundi essendo e avendo e Totti
ci pensa su e dice, Essendo che c'ho 'a machina vecchia... avendo!, ah ah
ah, siddai, mandatemene ancora in posta, vi prego, ormai sono dipendente da
questo tipo di comicità da avanspettacolo sportivo.
Scandaglio la vita dei giocatori, e mi commuovo quando scopro che uno viene
da una famiglia povera di una zona povera di una città povera, o meglio
ancora da un favela, dove da piccolo palleggiava con le arance perché mica
ce li aveva i soldi per comprarsi il pallone, eppoi è sempre meglio giocare
per strada che sniffarsi la colla o dar via il culo ai turisti, no? Trovo un
grand'uomo quell'allenatore che fa tagliare i capelli corti ai giocatori,
che vieta gli orecchini, che lascia fuori rosa il fuoriclasse perché non ha
rispettato il coprifuoco, eccheccazzo, un po' di disciplina, non siamo mica
qui a giocare, il calcio è una cosa seria. Ritengo sia un signore
quell'altro allenatore che quando perde è sempre un complotto, i poteri
forti del calcio non c'hanno in simpatia e come mai la prima in classifica
ha avuto dieci rigori a favore e noi solo due? Già, come mai?
Sono affascinato dai dirigenti che rimpiangono i tempi di quando c'era lui,
lui chi? non si sa, che sì quando c'era lui queste cose non succedevano, e
forse i treni arrivano in orario e menomale che ha bonificato mezza Italia.
Adoro conoscere i minimi dettagli della vita privata dei calciatori, sapere
che hanno fallito una stagione perché la moglie li ha lasciati, soprattutto
se la moglie se la fa col viceallenatore o col magazziniere, meglio ancora.
Devono assolutamente dirmi perché uno non può scendere in campo (dà forfait,
si dice), anche se si tratta di dissenteria o mononucleosi, mica mi lascio
impressionare, sono uno emotivamente forte e c'ho le spalle larghe.
Fotografo mentalmente i tatuaggi che c'hanno i calciatori, che si fanno
incidere di tutto, da Cheguevara sul polpaccio al proprio nome scritto in
curdo, messo lì, proprio sopra lo sterno. Amo imparare a memoria tutti i
dettagli anatomici del ginocchio di questo e della spalla di quello, scarico
da Internet i curricola dei professori stranieri che li hanno in cura, ci
tengo alla salute dei miei begnamini. Il centravanti che si butta atterra
senza che il difensore l'abbia sfiorato, mammamia, mi provoca un qualcosa
che non posso definire un orgasmo, non esageriamo, ma se ottiene il calcio
di rigore, ragazzi miei, c'ho come un brividino che parte dalla caviglia e
va su su fino ai crociati, senza passare dal quadricipite femorale, però.
Stimo quei personaggi che non fanno i conigli e dicono le cose come stanno,
che non bisogna mica tacere divanti ai conflitti d'interesse del
presidentedellalega. Per non parlare poi dei soldi spesi per gli stadi di
Italianovanta, o della cocaina, del nandrolone, dei testantidoping, delle
inchieste di Guariniello, dei sospetti su quel calciatore che due anni fa
era uno smilzo e adesso guardalo lì, è una bestia, c'ha un torace grosso
così che sembra Carmenrusso, per non parlare dei polpacci, guardali, pare
una giumenta: queste cose qui sono meglio dei legal thriller di Patricia
Cornwell. E i buchi finanziari, e la Fiorentina in cì, e i debiti della
Lazio, e le difficoltà del Napoli: questa è robba che scotta, da studiare
sui banchi della Bocconi, mica cotiche.
Mi sollazzo poi vedendo le gomitate in faccia, gli sputi, gli insulti, le
arcate sopracciliari aperte, le teste coperte da una retina, le cosce
sanguinanti, gli stoppini nei nasi e salto sulla poltrona quando vedo la
macchina da Caddy che vengono a prendersi i calciatori caduti sul campo e se
li portano via, che dio gliala mandi buona. Ho una stima incondizionata
verso i tifosi violenti, soprattutto verso chi spara i razzi nella curva
avversaria ad altezzauomo; mi piacciono i buu buu razzisti verso i giocatori
di colore (neri, rossi, gialli), rido quando sento che un manipolo di tifosi
in trasferta ha saccheggiato autogrill, distrutto stazioni di servizio,
massacrato vecchiette che attraversavano la strada.
Mi piace il calcio, e non ci posso fare niente.
Triplice fischio finale.

Moska


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