Come ogni storia che si rispetti, devo iniziare dicendo di chi sto parlando. E già qui sorge il primo problema: il nome. Che i nomi dei sudamericani, brasiliani poi, sono peggio di quelli dei ricchi nobili conti signori vassalli Serbelloni Mazzanti vien dal mare Cordero della Cordigliera di Montezemolo e di Montezuma di Torrepadula dell'uccello Padulo del Grillo Lante delle povere. Per quanto ne so io, e premetto che non sono andato a controllare all'anagrafe brasiliana, il mio eroe si chiama Sampaio De Souza Vieira de Oliveira Socrates Brasileiro, detto Socrates. Facciamo così: continuerò a chiamarlo Socrates, e lo faccio per voi, sapete ammé che cazzo me ne frega di usare il comando copia/incolla per riportarlo più e più volte per intero, non mi costa nulla. Restiamo d'accordo così, comunque. Di lui da bambino non so nulla (se non che è un classe 1954), ma è meglio così. Facciamo che era povero in canna, secondo di dodici figli, la mamma puttana e il padre che se n'è scappato quando lui aveva ancora due anni e allora non se lo ricorda proprio, neanche che faccia avesse, e anche dopo non l'ha mai cercato e chissà che un giorno... Così alimentiamo il mito, sempre che ce ne sia bisogno. La prima notizia certa è che inizia a giocare nelle giovanili del Botafogo, dove si mette in mostra come uno dei centrocampisti più forti del campionato, uno con due coglioni grossi così. E voi adesso vi aspettate che racconti della sua scalata verso il successo, verso la gloria, verso la ribalta del calcio che conta. Se volete leggere 'ste cazzate, prendete un altro racconto, non questo. In quegli anni Socrates non c'ha in mente solo il pallone, vuole studiare. Il suo sogno è quello di diventare medico, e se ne gira per i meandri della scuola prima e dell'università poi, sempre con un lattina di birra in mano (così narra la leggenda) e un pallone e un manuale di anatomia. Io me l'immagino così, per lo meno: libro in una mano, lattina nell'altra e pallone tra i piedi. Non vedo altra combinazione plausibile. Gioca perché così guadagna qualcosa, e può pagarsi gli studi, che storia strappalacrime. Dai e dai, a colpi di esami, la laurea se la piglia, diventa dottore e nel 1978 decide che è arrivato il momento di fare sul serio anche col pallone, e accetta di andare a giocare nel Corinthias di San Paolo. E' ancora un ragazzo e fa grandi cose nelle giovanili, tipo che vince tre campionati regionali e segna una valanga di gol: è sempre lui il capocannoniere. Ma soprattutto fa vedere subito di che pasta è fatto: con alcuni compagni fonda la "Democracia Corinciana", un movimento che riesce a ottenere l'esenzione dai ritiri prepartita per i giocatori sposati e allenamenti più leggeri e differenziati. E non è tutto: questo sindacato autogestito riesce a imporre una clausola rivoluzionaria alla società: devono essere i giocatori, tramite un meccanismo di democrazia diretta, a scegliersi l'allenatore. Poi arriva in prima squadra, spacca il culo ai passeri, conquista addirittura un posto in Nazionale: la Selecao (lo scrivo così perché non c'ho la C con lo sghiribizzo sotto, non la trovo sulla tastiera consumata, e non mi ricordo nemmeno come si chiama quella lettera lì). Anche con la maglia verdeoro è un'iradiddio, e diventa presto capitano e leader della mitica squadra che annoverava pezzidanovanta del calibro di Falcao e Zico e compagnia bella. Qui è un vero boss, fa quello che gli pare e piace e calcisticamente, dicono, è una delizia per gli occhi, con la sua andatura solenne (ieratica?) e quel colpo di tacco che gli è valso il soprannome, un po' inflazionato in verità, di Taccodiddio. E segna pure, che gli si può chiedere di più? E' uno dei grandi protagonisti del campionato del mondo di Spagna, anno 1982. Chi non si ricorda il gol che fede a Zoff? Io, non me lo ricorso, ma mi dicono che sia stato spettacolare. Arriva quindi il momento di seguire le orme dei suoi compari immigrati che sono venuti a giocare nella serie A. A lui tocca la Fiorentina, nel 1984-85, quando ha già una trentina d'anni. Il suo arrivo è anticipato da alcune polemiche, che addirittura portano alle dimissioni dell'allora dirigente Italo Allodi. Pare che quest'ultimo abbia dichiarato, ai microfoni di un'emittente privata: "Qui mi faccio un mazzo tanto per convincere Pecci a tenersi in forma mangiando solo pastainbianco, e mo' arriva questo che fuma du pacchetti di sigarette al giorno e vuol fare la primadonna?". Come dargli torto? Pare che alla sua prima intervista italiana, Socrates abbia stupito tutti citando Gramsci. Cioè, mi sono informato ed è andata così. Quando ancora è sulla scaletta dell'aereo, un giornalista gli chiede chi è l'italiano che ammira di più e lui, senza indugio, spara il nome del fondatore del PCI. Allora la Fiorentina è in mano ai Pontello, che a quei tempi hanno ancora in testa l'idea di fare grande la squadra, ma poi sappiamo come sono andate le cose. Decidono di fregarsene di Allodi e di acquistare quel campione brasiliano (anche se per farlo devono cedere al Napoli il beniamino della curva, Bertoni), quel centrocampista di livello mondiale che per il suo fisico slanciato viene soprannominato "Magrao". I tifosi, alla notizia, vanno in visibilio, è comprensibile. I compagni, invece, non vedono di buon occhio il nuovo acquisto. L'invidia è una brutta bestia, anche se non hanno tutti i torti. Socrates decide che o si fa a modo suo, o non se ne fa nulla. Vuole l'autogestione degli allenamenti, una differenziazione della preparazione che deve valere soprattutto per lui, mica scemo. De Sisti, vedendo storcere il naso ai compagni, nega questi privilegi e sottopone il nostro eroe agli stessi carichi di lavoro degli altri. Il barbuto Socrates non la prende bene, e comincia a lasciarsi un po' andare: ritardo agli allenamenti, sempre scoglionato, svogliato, l'ombra di se stesso. Spesso, si vocifera, non si presenta allo stadio per frequentare dei circoli anarchici fiorentini. Tutto questo, non varrebbe quasi la pena ribadirlo, senza abbandonare la sua fedele compagnia: la birra. E il fedele amico: il pacchetto di sigarette (uno al giorno, almeno). In campo faceva letteralmente cagare. Oltretutto lui e Pecci si pestavano i piedi, un casino. Socrates, che già non brillava per la sua velocità, si lasciò andare a ritmi di gioco pachidermici, e tutti lo pigliavano per il culo. Lumacone!, gli dicevano, soprattutto i compagni, che non ne potevano proprio più. Magari pensava che bastasse avere i piedi buoni, e che a correre ci dovevano pensare gli altri, mica è così scandaloso, pure Platini diceva, Che me ne importa se non corro e fumo un pacchetto di Marlboro al giorno, tanto c'è Furino che corre per me! Già, ma qualcuno ha mai chiesto a Furino che ne pensasse? I compagni di Socrates, era palese, non lo sopportavano più, lo emarginavano anche nello spogliatoio. E non risparmiarono le polemiche, aperte e aspre, che coinvolsero anche la tifoseria. C'è chi lo amava comunque, incondizionatamente, e chi lo insultava. Alcuni lo schernivano, altri insultavano Pecci, accusandolo di boicottare la stella brasiliana. Un delirio, fuori e dentro dal campo. Un ambientino che ve lo raccomando, e che non poteva portare ad altro che al fallimento di quella stagione. Via De Sisti, arriva quell'essere indefinibile di Agroppi. Che vuol far subito sentire di che pasta è fatto e non le manda a dire a Socrates: se ci sei, bene; se non ci sei, va bene uguale. Il rapporto tra il dottor campione e la società è alle cozze, e decide di tornarsene in Brasile. Qui si diverte un po' giocando qua e là (come non s'era divertito in Italia), spende gli ultimi spiccioli rimediati a Firenze, poi nel 1988 lascia il calcio (ultima squadra: il Santos) e si dedica interamente alla professione medica. Fa il chirurgo, non ve l'avevo ancora detto? L'ultima notizia che so è che si parlava di un suo coinvolgimento politico: qualcuno lo aveva proposto come ministro dello sport nel governo di Lula. Non glielo auguro. A Lula, intendo. Socrates non deve fare la fine dei Pelé, dei Rivera e di tutti quelli che si reciclano in un modo o nell'altro (tu guarda Beccalossi che è finito a fare la pubblicità dei salami su Telelombardia...). Deve restare un campione affascinante. Deve restare il mio mito. Del resto, ognuno ha i miti che si merita. Almeno il mio mito mi ha dato qualcosa. Infatti, devo ringraziare Socrates perché è merito suo se conosco il significato della parola "ieratico". O meglio, del giornalista che una volta scrisse un articolo su di lui, e accostò il suo nome a questo aggettivo. Ieratico. Che cazzo voleva dire "giocatore ieratico"? Presi al volo lo Zingarelli e scoprii che significa: "1 (lett.) sacerdotale, sacro (riferito soprattutto alle antiche religioni): scrittura ieratica, quella geroglifica semplificata dei sacerdoti dell'antico Egitto, da cui è derivata la demotica; 2 (fig.) che ha una compostezza solenne, una compassata gravità: atteggiamento, tono ieratico." Ho studiato e ristudiato queste definizioni e posso dire con una certa sicurezza di non aver ancora capito che cazzo vuol dire "giocatore ieratico". Questo non significa che non abbia fatto delle ipotesi, delle congetture, nel frattempo, scartando quelle più improbabili. Tra le tante, mi piace pensare che voglia dire lento, tranquillo, ordinato, geometrico, ossia che lui se ne stava in mezzo al campo e senza fretta, senza stress, ma chi gli correva dietro?, smistava palloni a destra e a manca, e quando gli girava, quando c'aveva voglia, magari andava a dare man forte ai compagni, e se proprio era in giornata, segnava pure. Questa gira come interpretazione, no? Eppure non mi piace: preferisco pensare che quell'aggettivo si riferisse al suo essere filosofo. Un filosofo con due palle così. Ai piedi.
Mai seguito il calcio, ma mi ricordo che ai tempi di Socrates girava una barzelletta: "Firenze e' la citta' piu' pulita d'Italia: ha un bidone da otto miliardi!"
> Mai seguito il calcio, ma mi ricordo che ai tempi di Socrates girava una > barzelletta: "Firenze e' la citta' piu' pulita d'Italia: ha un bidone da > otto miliardi!"
Arrivò a Firenze già ampiamente bollito. Allodi (uno dei pochi che ci capiva di calcio) aveva già preso Rumenigge, ma i Pontello (gente che aveva comprato il titolo di "conte", tanto per rendere l'idea) volevano o' brasileiro. Giustamente A. li mandò a fare in culo. I fatti gli avrebbero dato ragione.
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> Arrivò a Firenze già ampiamente bollito. Allodi (uno dei pochi che ci > capiva di calcio) aveva già preso Rumenigge, ma i Pontello (gente che > aveva comprato il titolo di "conte", tanto per rendere l'idea) volevano o' > brasileiro. Giustamente A. li mandò a fare in culo. I fatti gli avrebbero > dato ragione.
Se dovessi fare qui un elenco degli stranieri scarsi che ha avuto il Toro probabilmente scriverei un post più lungo di quello di Moska...
-- Mauro "Zonter"
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> > Arrivò a Firenze già ampiamente bollito. Allodi (uno dei pochi che ci > > capiva di calcio) aveva già preso Rumenigge, ma i Pontello (gente che > > aveva comprato il titolo di "conte", tanto per rendere l'idea) volevano o' > > brasileiro. Giustamente A. li mandò a fare in culo. I fatti gli avrebbero > > dato ragione.
> Se dovessi fare qui un elenco degli stranieri scarsi che ha avuto il Toro > probabilmente scriverei un post più lungo di quello di Moska...
Mah, così a memoria me ne vengono in mente 5 o 6, altro che bidoni, potremmo mettere su un'azienda di raccolta rifiuti -- Yoghi Noli illegittimi carburundum
Il Fri, 26 Sep 2003 15:07:39 +0200 Zonter scrisse:
> Se dovessi fare qui un elenco degli stranieri scarsi che ha avuto il Toro > probabilmente scriverei un post più lungo di quello di Moska...
partendo da quello che scappo' (Muller) per inseguire la moglie poi van de Korput (un parente di Sciotman?)
pero' Junior era un signor giocatore...
chi si ricorda Pedrinho Luvanor Luis Silvio Eriberto Rideout lo squalo Hateley Lutero il bombardiere nero (che il primo dei suoi due gol taliani lo fece proprio al toro :-PPPP incartandosi poi contro il palo per l'emozione) Zavarov Ian Rush (quesi due giusto per par condicio)
-- The savage mutilation of the human race is set on course (Protest and survive, Discharge)
> no, non mi riferivo a lui ma ad un altro giocatore di anni ed anni fa al > bologna, ma forse ricordo male
Era proprio lui. Ha esordito da pischello col Bologna quando c'era Mazzone.
> intanto mi sono venuti in mente > Eloi > Elias
Eneas, Geovani, Caraballo, Lacatus, Uribe, Fortunato (argentino), Cowans e Rideout, Barbas e Pasculli,il grande Oscarone Dertycia, Renato Portaluppi, Madjer (il tacco di Allah, non mi ricordo se poi ci ha giocato nell'Inter)etc. etc. etc. Tra gli allenatori una minzione per il "Flaco" a Genova sponda Samp ("imperturbabile", ma in realtà assopito in panca mentre la squadra perdeva) e per l'imperdibile Sebastiao Lazaroni a Firenze ("la Fiurengina à jocao una partida grinciosa...")
> ho fatto un fritto misto, tanto erano delle pippe entrambi (Jordan pure > senza denti)
Insomma.. nel secondo anno di B del Milan Jordan fu capocannoniere, mi pare. Anche Hateley non era poi malaccio, era pure nazionale e i suoi gol li faceva. Chi era veramente scarso era Luther Blisset, il "fenomeno" preso dal Watford, la squadra di Elton John.
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> Tra gli allenatori una minzione per il "Flaco" a > Genova sponda Samp ("imperturbabile", ma in realtà assopito in panca > mentre la squadra perdeva)
Pure peggio fu Platt, che stette due mesi fece due punti e scappò. Quel genio di Enrico Mantovani in due anni riuscì a portare a Genova gente del calibro di Di Chio, Morales, Oman Biyk, Sharpe, Cordoba, Catè e Hugo. Fammi consolare ricordando sulla sponda dei cuginastri i vari Miura, Perdomo, Eloi e i vari tunisini portati da Scoglio.
>"Pak Doo Ik" >> Tra gli allenatori una minzione per il "Flaco" a >> Genova sponda Samp ("imperturbabile", ma in realtà assopito in panca >> mentre la squadra perdeva)
>Pure peggio fu Platt, che stette due mesi fece due punti e scappò. Quel >genio di Enrico Mantovani in due anni riuscì a portare a Genova gente del >calibro di Di Chio, Morales, Oman Biyk, Sharpe, Cordoba, Catè e Hugo. >Fammi consolare ricordando sulla sponda dei cuginastri i vari Miura, >Perdomo, Eloi e i vari tunisini portati da Scoglio.
"snowdog" <snow...@despammed.com> ha scritto nel messaggio
> chi si ricorda > Pedrinho
1987, rio de janeiro, copacabana, nella partita italia brasile tre contro tre, io giocai con due brasiliani, cacciato dai compagni per il mio tocco ieratico, uno dei due verdeoro era pedrigno, appena incontrato sulla spiaggia, e che giocava in serie A a rio. mi diceva bravo paolo! quando toccavo in rete il pallone che lui aveva appoggiato dopoaver ubriacato i tre che mi avevano cacciato.
pedrigno era un terzino, avete mai giocato, che so, con bruscolotti a mergellina?
"kink64" <stefano_ca...@hotmail.com> ha scritto nel messaggio
> Pure peggio fu Platt, che stette due mesi fece due punti e scappò. Quel > genio di Enrico Mantovani in due anni riuscì a portare a Genova gente del > calibro di Di Chio, Morales, Oman Biyk, Sharpe, Cordoba, Catè e Hugo. > Fammi consolare ricordando sulla sponda dei cuginastri i vari Miura, > Perdomo, Eloi e i vari tunisini portati da Scoglio.