Tempo fa, quand'ero ancora studente, lavoravo per una concessionaria. Ford.
In pratica facevo l'impiegato, e gestivo l'ufficio dell'officina meccanica;
tra le altre cose, mi occupavo della prenotazione dei tagliandi e delle
revisioni dei conti, cambi d'olio di semi vari, filtro e senzafiltro, la
ricarica condizionatori incondizionata, il chiaro di lunotto posteriore, il
bagagliaio tecnico, i tergicristalli di Boemia o Swarovski, la cintura di
castità e di sicurezza, l'accademia del cruscotto, i pistoni di cocaina, le
valvole di sfogo, i cilindri per cappelli, le batterie Duracell, i paraurti
i paragnosti e i paraculi, i cofani e gli scorfani in tinta, il cric il croc
e il crack, lo specchietto retrovisore per le allodole, il gianmaria
volante, il figlio di Clac ovvero il clacson, il parabrezza mattutina,
l'ultima ruota di scorta del carro, i cerchi concentrici in lega, pigliate
'na pastiglia dei freni, i sedili in pelle di figlio di Pollon,
l'accendisigari cubani e toscani, le gomme sgonfie da masticare, le
bocchette d'aria che fanno i versetti satanici, gli abitacoli a pian
terreno, la carrozzeria Bella Napoli, il bollo di sapone, la targa
commemorativa, la freccia tricolore intermittente, le convergenze parallele,
la turbina turbante, il posacenere da cospargersi in testa, il tubo di
scappamento di Rubik, l'alternatore di sinistra, il motorino di avviamento
al lavoro, il pompino dell'acqua, la sonda lambda e quella pigreco mezzi,
eppoi patapim e a volte pure patapam.
Ho perso anni di vita, chiuso in quell'ufficio. Quasi due.
Mi saliva il nervoso, e mi colava la saliva tutte le volte che ero al
telefono.
- Pronto, officina Ford, desidera? - rispondevo al telefono con il mio
solito tono annoiato, sull'orlo di un crisi di nervi, pensando nel frettempo
all'insostenibile leggerezza dell'essere alienato.
- Dovrei fare un tagliando - sentivo la voce di una vecchietta, che sembrava
sempre la stessa scassacazzi, all'altro capo del telefono.
- Va bene, signora - le dicevo mentre preparavo la scheda dove inserire
modello, cilindrata, targa, numero di telaio e tutto il resto - Che macchina
ha?
- Una Ford!
- Sì, signora, lo so; ma che modello di Ford?
- Una Ford blu.
Non ne potevo più, li odiavo. Odiavo quando presentavo le fatture ai clienti
e si lamentano perché dovevano pagare 600milalire per un tagliando, quando
si lamentavano perché per un cambio d'olio c'erano segnate due ore di
manodopera (e avevano ragione), quando volevano la macchina sostitutiva
anche quando era un quarto d'ora che provavo a dire che: "No, Signor
Acquistapace, la macchina sostitutiva è fuori". Odiavo i vari signor
Acquistapace quando, dopo cinque minuti di discussioni, dicevano con tono
comprensivo: "Ma io la voglio lo stesso!".
Odiavo il mio capufficina (un mafioso, con tutto il rispetto per Riina,
Buscetta e compagnia omertosa), odiavo il capo-capo che si scopava la
segretaria di nascosto, odiavo le altre segretarie che facevano le
telefonate anonime alla moglie del capo-capo, odiavo l'elettrauto che
parlava solo di Watt e senticomepompa?, odiavo i clienti che portavano la
macchina in riserva e come cazzo facevamo a provarla? Stronzi, tutti quanti.
Poi un giorno è finita, finalmente. Mi hanno cacciato a calci nel culo, ma
ho estorto loro sei mesi di stipendio aggratis oltre a tutte le spettanze,
ferienongodute, tiefferre, ratei della trecidesima. Un bel gruzzoletto, in
tutto.
Ho usato quei soldi per comprarmi una Renault.
Moska