Niente più si avanza, niente più si deve quando la morte azzera i bilanci e li cancella dal libro mastro della memoria. Chiusa la serratura del cuore, il sangue si asciuga e con esso la fonte alla quale attingiamo sorsi di vita da spendere al casinò dei giorni. Quasi sempre in passivo con il banco, spendiamo le nostre carte nella certezza che il Gestore, prima o poi, estinguerà il debito in cambio di un po’ di carne. Incuranti degli interessi che intanto maturano, delle ipoteche che sempre più ci strozzano, ci aggrappiamo alle fiches, e come i pidocchi, per sopravvivere, si attaccano al cuoio capelluto, noi ci attacchiamo al tavolo verde. Ci lasciamo andare, sperperiamo risorse in prestito e, avidamente beccando, ci mangiamo i granelli di pietra sotto i piedi, scavando, non vista, la fossa delle nostre ambizioni. L’unica nostra grande preoccupazione è la salvaguardia di quella riserva sanguinolenta che ci permetterà, vincenti o perdenti, di giocare ancora. Per combattere la monotonia di un’orbita fissa, ci siamo inventati giochi sempre più complessi, sempre più rischiosi, abbiamo aumentato le poste, imposto regole capestro, abbiamo sparso tagliole per debuttanti e trabocchetti per veterani. Corrotti i croupier più disponibili, intimoriti quelli più ostinati, abbiamo riscritto le regole a far sì che i più fortunati non vedano minata la loro supremazia. Abbiamo scientificamente riordinato gli spazi a disposizione dei nuovi arrivati, in modo da limitare all’estremo il loro raggio d’azione e, giusto per assicuraci il massimo di probabilità alla roulotte del benessere, abbiamo truccato la pallina puntando sulla precarietà dei giocatori più deboli. Solo l’insolenza del tempo non siamo ancora riusciti a domare, ma da buoni giocatori incalliti, abbiamo costruito un’enorme caveau ibernante, con la futura speranza di potere, un domani, fare fesso il Gestore.
> Niente più si avanza, niente più si deve quando la morte > azzera i bilanci e li cancella dal libro mastro della memoria. > Chiusa la serratura del cuore, il sangue si asciuga e con esso > la fonte alla quale attingiamo sorsi di vita da spendere al casinò > dei giorni. > Quasi sempre in passivo con il banco, spendiamo le nostre carte > nella certezza che il Gestore, prima o poi, estinguerà il debito in > cambio di un po’ di carne. > Incuranti degli interessi che intanto maturano, delle ipoteche che > sempre più ci strozzano, ci aggrappiamo alle fiches, e come i > pidocchi, per sopravvivere, si attaccano al cuoio capelluto, noi > ci attacchiamo al tavolo verde. > Ci lasciamo andare, sperperiamo risorse in prestito e, avidamente > beccando, ci mangiamo i granelli di pietra sotto i piedi, scavando, > non vista, la fossa delle nostre ambizioni. > L’unica nostra grande preoccupazione è la salvaguardia di quella > riserva sanguinolenta che ci permetterà, vincenti o perdenti, > di giocare ancora. > Per combattere la monotonia di un’orbita fissa, ci siamo inventati > giochi sempre più complessi, sempre più rischiosi, abbiamo > aumentato le poste, imposto regole capestro, abbiamo sparso > tagliole per debuttanti e trabocchetti per veterani. > Corrotti i croupier più disponibili, intimoriti quelli più ostinati, > abbiamo riscritto le regole a far sì che i più fortunati non vedano > minata la loro supremazia. > Abbiamo scientificamente riordinato gli spazi a disposizione > dei nuovi arrivati, in modo da limitare all’estremo il loro raggio > d’azione e, giusto per assicuraci il massimo di probabilità alla > roulotte del benessere, abbiamo truccato la pallina puntando > sulla precarietà dei giocatori più deboli. > Solo l’insolenza del tempo non siamo ancora riusciti a domare, > ma da buoni giocatori incalliti, abbiamo costruito un’enorme > caveau ibernante, con la futura speranza di potere, un domani, > fare fesso il Gestore.
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la 'roulotte' è una roulette mobile? la prosa (...) piace!
> On 7 Feb, 22:34, merlino47 <galli_...@tiscali.it> wrote: > --
> > Niente più si avanza, niente più si deve quando la morte > > azzera i bilanci e li cancella dal libro mastro della memoria. > > Chiusa la serratura del cuore, il sangue si asciuga e con esso > > la fonte alla quale attingiamo sorsi di vita da spendere al casinò > > dei giorni. > > Quasi sempre in passivo con il banco, spendiamo le nostre carte > > nella certezza che il Gestore, prima o poi, estinguerà il debito in > > cambio di un po’ di carne. > > Incuranti degli interessi che intanto maturano, delle ipoteche che > > sempre più ci strozzano, ci aggrappiamo alle fiches, e come i > > pidocchi, per sopravvivere, si attaccano al cuoio capelluto, noi > > ci attacchiamo al tavolo verde. > > Ci lasciamo andare, sperperiamo risorse in prestito e, avidamente > > beccando, ci mangiamo i granelli di pietra sotto i piedi, scavando, > > non vista, la fossa delle nostre ambizioni. > > L’unica nostra grande preoccupazione è la salvaguardia di quella > > riserva sanguinolenta che ci permetterà, vincenti o perdenti, > > di giocare ancora. > > Per combattere la monotonia di un’orbita fissa, ci siamo inventati > > giochi sempre più complessi, sempre più rischiosi, abbiamo > > aumentato le poste, imposto regole capestro, abbiamo sparso > > tagliole per debuttanti e trabocchetti per veterani. > > Corrotti i croupier più disponibili, intimoriti quelli più ostinati, > > abbiamo riscritto le regole a far sì che i più fortunati non vedano > > minata la loro supremazia. > > Abbiamo scientificamente riordinato gli spazi a disposizione > > dei nuovi arrivati, in modo da limitare all’estremo il loro raggio > > d’azione e, giusto per assicuraci il massimo di probabilità alla > > roulotte del benessere, abbiamo truccato la pallina puntando > > sulla precarietà dei giocatori più deboli. > > Solo l’insolenza del tempo non siamo ancora riusciti a domare, > > ma da buoni giocatori incalliti, abbiamo costruito un’enorme > > caveau ibernante, con la futura speranza di potere, un domani, > > fare fesso il Gestore.
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> la 'roulotte' è una roulette mobile? > la prosa (...) piace!
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potenza del correttore automatico di word! (che non sa la differenza tra fischi e fiaschi) dovrò decidermi a toglierlo.