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Interventi di Mario Agostinelli sul nucleare in Lombardia
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 Altre opzioni 8 Feb, 15:25
Da: "LOC" <loc...@tin.it>
Data: Mon, 8 Feb 2010 15:25:13 +0100
Locale: Lun 8 Feb 2010 15:25
Oggetto: Interventi di Mario Agostinelli sul nucleare in Lombardia

Mario Agostinelli è il capogruppo di SEL nel consiglio regionale lombardo.  E' stato ricercatore all'ENEA, l'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente del Centro di Ispra, dove era responsabile del progetto volto a introdurre sul nostro territorio tecnologie per la mobilità a basso impatto ambientale (come l'auto a idrogeno), e a reindustrializzare l'area ex Alfa Romeo di Arese.

Pedemontane e centrali nucleari
inserito il 8/2/2010 alle 10:12
Il Ministro Scajola sta attaccando le Regioni che rifiutano il nucleare sul loro territorio. Ricorrerà contro le leggi di Puglia, Basilicata e Campania, che si sono rese indisponibili ad ospitare i reattori nucleari programmati. Naturalmente, non se la prende con la Lombardia, sempre prona alle direttive del governo Berlusconi e con un Formigoni pronto ad inaugurare qualunque cosa sappia di affari anche a dispetto della salute dei cittadini. Ma andiamo a scoprire le bugie dei nuclearisti a tutti i costi. Scajola confessa che dal 2012 l'Italia pagherà l'infrazione ai vincoli di Kyoto e dà per scontato che i cittadini italiani pagheranno dal 2012 nelle bollette 3 milioni al giorno: non dice che col nucleare, pronto non prima del 2025, non ci sarà effetto alcuno, mentre con le fonti rinnovabili e il risparmio energetico si abbasserebbero le sanzioni. Scajola vuole togliere i poteri alle Regioni sulle centrali, ma chiede garanzie tariffarie per garantire gli investitori e quindi se non pagherà lo Stato pagheranno i cittadini con le bollette. Per costruire una centrale, a parte gli enormi costi di smaltimento dell'impianto e delle scorie ancora impossibili da quantificare, occorrono circa 7 miliardi di euro, il prezzo dell'uranio è in crescita e importeremo tutto: tecnologie e uranio. L'eolico invece ha costi inferiori ed è una fonte rinnovabile e pulita. CGIL-Legambiente hanno presentato un piano per le energie rinnovabili, confermato da Il sole 24 ore, che creerebbe 100.000 posti di lavoro qualificati, così si potrebbero rispettare gli obiettivi europei del 20% di energie naturali su tutta l'energia. La faciloneria del Ministro conferma che il Governo vuole le centrali e nasconde la pericolosità di impianti come quelli che si vorrebbero insediare in Italia, a partire dalle regioni del Nord: Piemonte, Veneto, Lombardia. Occorre un NO netto al nucleare già nella campagna elettorale per le prossime regionali, promuovendo leggi di denuclearizzazione del territorio e impegnando la Giunta futura a promuovere un referendum abrogativo (5 Regioni possono farlo) se il Governo insisterà sulla scelta. Ma Cattaneo, Formigoni, Bossi e Berlusconi, che sanno "rompere il ghiaccio" con una cerimonia da 300.000 euro per una Pedemontana al palo da mezzo secolo, li avremo ancora tra noi all'inaugurazione di una centrale nucleare tra venti anni?

Una centrale nucleare in Lombardia?
inserito il 29/9/2009 alle 08:17
inserito il 27/1/2010 alle 07:05

La legge voluta dal Governo per reintrodurre il nucleare in Italia, imposta al parlamento con il voto di fiducia, contro il parere espresso dalle italiane e dagli italiani con il referendum del 1987 avrà conseguenze anche per la Lombardia. Infatti nella nostra regione ci sarebbero almeno tre siti "favorevoli": a nord di Voghera, a sud di Mantova, lungo il Po cremonese. Non c'è nessun bisogno di nuove centrali, ma le lobby degli affari premono. Secondo l'ultimo rapporto di Terna nel 2009 c'è stato un calo di domanda di energia in Lombardia del 6,8% e l'offerta degli impianti è superiore alla domanda. In più il costo dell'energia elettrica non dipende più dalla fonte, ma da un mercato molto concorrenziale e oggi il prezzo del nucleare (v. ultimo reattore in costruzione in Finlandia) è pari a 60 centesimi di euro al Kwh, decisamente superiore a quello prodotto non solo con gas e petrolio, ma addirittura con il vento e l'acqua. Reintrodurre il nucleare in Italia porterebbe non solo a scegliere tecnologie invecchiate ma a impiegare in questa direzione almeno 30 miliardi di euro, cioè impiegando gran parte delle risorse disponibili, che invece potrebbero essere usate per consentire investimenti innovativi e occupazione qualificata nelle fonti energetiche rinnovabili.  Inoltre con il nucleare, che in ogni caso non sarebbe pronto prima del 2020, l'Italia si troverebbe inadempiente di fronte all'Europa che come è noto ha dato l'obiettivo del 20-20-20 e dovrebbe di conseguenza pagare multe salate, come ho già riportato in post precedenti. Per non parlare dei pericoli per l'ambiente e la salute delle persone. Né si può tacere che la questione smaltimento delle scorie radiottive era e resta irrisolta. Inoltre tutte le procedure di gestione sono imbottite di misure autoritarie fino alla militarizzazione di siti delle centrali. Il Governo propone una strategia vecchia ed arretrata: il nuovo è nelle fonti ad energia rinnovabile. Perciò è necessario che le Regioni facciano valere i loro poteri e il loro ruolo. Per l'articolo 117 della Costituzione le Regioni hanno un potere concorrente con lo Stato in materia energetica e quindi il Governo non può decidere da solo. Così in materia di diritto alla salute il Governo non può sequestrare i poteri delle Regioni a favore di quel simulacro di Agenzia per la sicurezza che vuole costituire e che così com'è prevista non sarà in grado di garantire assolutamente nulla. Le Regioni hanno poteri in materia di assetto del territorio e quindi di localizzazione dei siti, del trasporto e della distribuzione dell'energia. Ma la Lombardia di Formigoni tace e acconsente. A proposito, la Lega Nord è disponibile ad ingoiare anche questa pur di tenere in piedi questo Governo ? Gli elettori ricorderanno e giudicheranno le Regioni alle prossime elezioni del 28/29 marzo.

Il Nucleare incostituzionale va bene alla Lombardia?

Dopo una ben orchestrata campagna di (dis)informazione, con l'inclusione di opportuni sondaggi (da cui emergerebbe il mutato atteggiamento degli Italiani sulle centrali nucleari) è stata inserita per legge nella "strategia energetica nazionale" anche la realizzazione "nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare". E' da notare, incidentalmente, l'introduzione di norme rilevanti e specifiche in una "legge contenitore" di oggetti disparati ed eterogenei: basti pensare che è stata, tra l'altro, inserita la privatizzazione dei servizi pubblici locali e dell'acqua. In sostanza, il Governo è investito del potere di legiferare in merito all'intera filiera nucleare, dalla produzione del combustibile alla realizzazione delle centrali, fino allo stoccaggio delle scorie e al loro smaltimento "definitivo", senza trascurare le necessarie compensazioni a favore delle popolazioni destinate a convivere con centrali o depositi di scorie. A questo punto sorge spontanea la domanda: quali risorse vengono stanziate per la realizzazione di un programma così impegnativo? Risposta: neppure un centesimo! Infatti si dice che "non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica". Quindi non si stanzia nulla, non solo per la produzione di energia nucleare, ma neppure per la ricerca sui fantomatici reattori di quarta generazione o per la fusione nucleare. Bell'imbroglio! Una vera e propria perla, poi, è la disciplina dei principi generali in materia di compensazioni alle popolazioni coinvolte nella localizzazione dei siti nucleari: da un lato non devono esservi oneri per lo Stato; dall'altro, i privati, cui sarà demandata la costruzione e la gestione di centrali e impianti, dovranno espressamente farsi carico dei "benefìci diretti alle persone residenti, agli enti locali e alle imprese operanti nel territorio circostante il sito"! Si tratta, all'evidenza, di legislazione "creativa" in senso letterale: viene, infatti, creata la nuova categoria delle imprese nucleari private "benefattrici", che compensano le popolazioni locali, tenendo i relativi costi a proprio esclusivo carico (iscritti a bilancio non si sa bene sotto quale voce). Quel che è gravissimo è che per la localizzazione delle centrali atomiche ( i cosiddetti siti ) non viene prevista l'intesa con le Regioni e perciò risulta violata la competenza e l'autonomia regionale prevista dal titolo V della Costituzione: in particolare, le materie coinvolte sono produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia; governo del territorio; tutela della salute. Si tratta di materie di legislazione concorrente per le quali, ai sensi dell'art.117 della Costituzione, "spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato". E' su questa base che la Regione Lazio, l'Emilia, la Toscana, il Piemonte, la Calabria hanno presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge che vorrebbe reintrodurre il nucleare in Italia. Occorre riprendere in mano dal basso la questione. Quale energia, da quali fonti, con quali effetti per la salute e la stessa sopravvivenza è questione decisiva per il futuro del Paese e per i diritti di cui sono titolari i cittadini: non può essere affare di pochi e l'alternativa tra atomo e sole ci deve riguardare come prospettiva a cui dedicare tutta la nostra attenzione. Perché allora Formigoni e la Giunta Regionale stanno  zitti e coprono il governo, facendo spallucce di fronte alla possibile localizzazione di centrali nel territorio lombardo?


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